«Auto blu, processate Di Pangrazio»

11 Dicembre 2014

I pm chiedono il rinvio a giudizio per il primo cittadino di Avezzano

AVEZZANO. Chiesto il rinvio a giudizio per il sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio. Con lui sono rimaste coinvolte nelle indagini altre quattro persone, tre autisti, Patrizia Zazzara di Pescina, Mario Scimia dell’Aquila ed Ercole Bianchini dell’Aquila, oltre alla dirigente Paola Contestabile con l’accusa di peculato, e Anna Maceroni, solo per favoreggiamento. Il sindaco è accusato di falso, peculato e abuso d’ufficio per aver attestato la regolarità tecnica di una delibera provinciale e per aver avallato l’utilizzato per sé di auto di servizio e autista. Accuse sempre respinte dal sindaco che si è costantemente detto sicuro di aver agito nelle regole. Ma i sostituti procuratori Stefano Gallo e Roberta D’Avolio hanno chiesto il processo. A settembre dello scorso anno la polizia, su disposizione del gip, Giuseppe Romano Gargarella, aveva posto i sigilli a tre auto di proprietà dell’ente: due Alfa Romeo e una Fiat Panda. Gli indagati sarebbero stati pedinati dagli inquirenti che hanno scoperto come Di Pangrazio avesse utilizzato l’auto della Provincia per fini personali e come addirittura gli stessi autisti ne avessero totale uso, fino a riuscire a riportarsi l’auto nella propria abitazione, compresi i week-end. Il tutto condito dalle spese che sarebbero state caricate alla Provincia. Di Pangrazio ha più volte respinto le accuse, dicendosi tranquillo poiché «impegnato come sindaco 24 ore su 24».

«Qualsiasi cosa faccia è nell’interesse della città», ha sempre sostenuto, «il 90 per cento delle volte utilizzo la mia auto». Tra le altre accuse, l’ok di Di Pangrazio, in qualità di dirigente della Provincia, alla delibera numero 18/2011 che gli avrebbe portato «un ingiusto profitto pari a 18mila euro annui». Anche in questo caso, secondo il sindaco, non c'era certezza che quel ruolo sarebbe stato da lui ricoperto. (p.g.)

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