Auto blu, slitta il processo a Di Pangrazio

Mancano i giudici, udienza a dicembre. I pm: viaggi per fini personali. L’ex sindaco: scopi istituzionali
AVEZZANO. È slittato al prossimo 7 dicembre il processo a carico dell’ex sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, accusato di un improprio utilizzo delle auto blu. Il motivo? Il collegio giudicante era in composizione precaria, ovvero mancavano le toghe chiamate a giudicare. Di Pangrazio, ieri mattina, si è presentato regolarmente in tribunale all’Aquila, accompagnato dal suo legale di fiducia, l’avvocato Antonio Milo.
La Procura aquilana contesta un uso spregiudicato delle auto blu della Provincia, di cui Di Pangrazio era dirigente al tempo delle contestazioni. Insieme a lui sono imputate altre persone. Si tratta degli autisti Maria Pia Zazzara di Pescina, Mario Scimia dell’Aquila, ora in pensione, la dirigente Paola Contestabile di Celano con l’accusa di peculato e Anna Maceroni, di Avezzano, dipendente pubblica, tutti finiti a giudizio ma con ruoli marginali. L’ex autista Ercole Bianchini ha patteggiato mesi fa ed è fuori dal processo. In passato le difese hanno contestato la competenza territoriale. A loro dire, infatti, le condotte ipotizzate dai pm sono state commesse nella Marsica e, dunque, il Foro competente è Avezzano. Ma il collegio ha ritenuto che il processo debba restare all'Aquila. Finora sono stati diversi i rinvii. Per gli inquirenti Di Pangrazio avrebbe utilizzato l’auto della Provincia per fini personali, mentre gli stessi autisti ne avrebbero avuto totale uso, al punto da riportarsi l’auto nella propria casa, anche nei week end. In particolare, vengono contestati 7 viaggi, compreso uno a Ischia, le cui spese sarebbero state messe in conto alla Provincia. Di qui le accuse di truffa, peculato, falso e abuso d’ufficio. Il collegio difensivo, oltre che dall’avvocato Antonio Milo, è composto da Giuliano Lazzari, Angelisa Durastante, Domenicantonio Angeloni, Giovanni Marcangeli, Mario Guanciale, Piergiorgio Merli, Stefano Massacesi e Attilio Cecchini.
L’ex sindaco di Avezzano ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo che si è trattato di viaggi istituzionali. «Qualsiasi cosa faccia è nell’interesse della città», ha sempre ribadito l’imputato quando era sindaco di Avezzano, «il 90 per cento delle volte utilizzo la mia auto».
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