Auto del prete a fuoco: tra le ipotesi il dolo

In piena notte un rogo avvolge la macchina del colombiano don Ever che minimizza: «Non è successo nulla, io tranquillo»
CAPITIGNANO. Il fuoco grosso, da queste parti, lo fanno sotto Natale. Ma è un fuoco buono. In piazza brucia una catasta di legna, e tutt’intorno, tra musica, minestra con ceci e castagne, fagioli con le cotiche, zampitti e vin brulé, ci si scambiano gli auguri e si traggono buoni auspici per l’anno che va a incominciare. Le fiamme nere che, nella notte tra sabato e domenica scorsi, mandano in fumo la macchina del parroco, parcheggiata sotto casa, addensano invece oscuri presagi sul centro dell’Alto Aterno già piegato dal terremoto. Ricomparso proprio sabato, poche ore prima del misterioso rogo, con una scossa di 3,1 Richter. La soluzione del giallo è nelle mani dei carabinieri, i quali non escludono, al momento, nessuna ipotesi – dal corto circuito al dolo – dopo aver raccolto la testimonianza del prete. Servirà una perizia. Le indagini proseguono a tutto campo.
«SONO TRANQUILLO». Don Ever Jairo Moya Curtas, colombiano, sacerdote da quasi 20 anni, cui sono affidate – eredità della gestione Molinari – ben 5 parrocchie tra Capitignano, Pago, Sivignano e San Giovanni Paganica di Montereale, non si fa negare quando gli si chiede cosa pensi di quello che gli sta capitando. «Tutto ok, tutto a posto. Ho informato il cardinale arcivescovo. Ho ricevuto tanta solidarietà: mi sono tutti vicini. Cosa può essere successo? Non lo so, non sono un tecnico. La macchina è andata distrutta e può essere stato un corto circuito. Comunque, non è successo niente. Grazie». E si congeda.
LA CASA DEL PAPA. L’auto, una Opel Mokka, prende fuoco 30 minuti dopo la mezzanotte. Il sacerdote è tra i primissimi testimoni del rogo, che vede dalle finestre della casa in cui vive da poco. L’auto è in sosta a pochi passi anche dallo storico Palazzo Ricci, a Mopolino, divenuto nei secoli passati residenza estiva di Papa Pio VI che concesse l’indulgenza plenaria ai visitatori della cappella. Inutile ogni tentativo di spegnere le fiamme. Al mattino il sacerdote trova la forza di celebrare, proprio mentre la locale confraternita è in viaggio per un pellegrinaggio già previsto da tempo. I fedeli si dicono «costernati e addolorati».
LE IPOTESI. In paese l’ipotesi dolosa non appare prevalente. «Siamo gente perbene, nessuno della nostra comunità può aver fatto un gesto del genere», dice il sindaco Maurizio Pelosi. Tuttavia c’è chi racconta, sottovoce, di «gelosie» nei confronti del sacerdote per via di una donazione immobiliare.
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