Avezzano, s’ammalò dopo la trasfusione: risarcito con 70mila euro

L’uomo scoprì di essere affetto da epatite C dopo 38 anni. I giudici accolgono il ricorso condannando il ministero della Salute a pagare
AVEZZANO. Aveva scoperto di avere l'epatite C dopo 38 anni da una trasfusione di sangue infetta e aveva chiesto un indennizzo allo Stato. Gli era però stato negato a causa del tempo trascorso. Ora invece, in Appello, ha ottenuto un risarcimento di 70mila euro.
E' la storia di un marsicano che ha ottenuto l'indennizzo dal Ministero della Salute dopo una lunga battaglia giudiziaria. Il giudice di primo grado, infatti, a causa della mancata tempestività del ricorso, aveva bocciato la sua richiesta. Egli, sostenuto dalla sua famiglia, non si era dato per vinto e aveva deciso di andare avanti al fine di ottenere giustizia per quella che lui aveva percepito come un errore da parte della sanità pubblica. Infatti, dopo la sconfitta davanti al giudice del tribunale ordinario, è stato presentato il ricorso alla Corte d'Appello dell'Aquila che ha riformato la sentenza di primo grado a favore del paziente. L'uomo, originario della Valle Roveto, ha sostenuto davanti ai giudici che «non c'erano elementi per ritenere che il ricorrente potesse sapere del danno subito prima del 2004». Infatti, a seguito di analisi del sangue, gli era stata riscontrata l'irreversibilità della malattia. Tutto è cominciato nel 1966 quando si era sottoposto a una trasfusione di sangue all'ospedale San Matteo di Pavia. Nel 1992, quindi 26 anni dopo, all'uomo, durante un esame ecografico, erano stati riscontrati segni di epatopatia (epatite C) e per tale ragione gli era stata prescritta «un'eventuale biopsia» senza cure specifiche. I giudici hanno sostenuto nella sentenza che le conoscenze scientifiche dell'epoca riguardante l'epatite C, scoperta appena tre anni prima, nel 1989, avrebbero potuto «diagnosticare solo la positività al virus, ma non lo stadio della malattia» e per tanto i medici non avrebbero potuto accertare la conclamazione del virus con una semplice ecografia epatobiliare».
Per questo motivo, la Corte, accogliendo le tesi del difensore del marsicano, Silvia Tiburzi, ha riformato la sentenza di primo grado condannando il Ministero della Salute al pagamento dell'indennizzo stabilito dalla legge 210 del 1992, degli arretrati, circa 70mila euro, e al rimborso delle spese di giustizia.
Non è la prima volta che nella Marsica si verificano casi del genere, cioè di infezioni da epatite C avvenuti tanti anni fa quando la malattia non era ancora conosciuta o quando era stata studiata soltanto in modo embrionale.
Spesso alla base del contagio c'è proprio una trasfusione di sangue. Numerose, di conseguenza, sono le richieste di risarcimento nei confronti dello Stato italiano.
Pietro Guida
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