Avvocati in sciopero, saltano tutti i processi

20 Novembre 2018

Totani (Camera Penale): «Protesta fino al 23 novembre contro l’illusoria riforma della giustizia»

L’AQUILA. La Camera penale aquilana ricorda che da oggi al 23 novembre salteranno tutte le udienze per uno sciopero nazionale della classe forense. «Qualche giorno fa siamo intervenuti», dice il presidente Gianluca Totani, «annunciando lo stato di agitazione delle Camere Penali sull’argomento della prescrizione cercando di spiegare come quelli che vengono spacciati come “argomenti forti” a sostegno della necessità di bloccarne il decorso con la sentenza di primo grado, altro non siano che delle leggende metropolitane. La sostanziale soppressione di un Istituto posto a presidio del rispetto del comando costituzionale che, prevede che il processo sia svolto in tempi ragionevoli, non sarà un danno soltanto per imputati e persone offese che vedranno allontanarsi sempre di più la fine del processo, ma anche per lo Stato che si esporrà a migliaia di ricorsi che le stesse parti proporranno per essere indennizzate proprio a causa dell’eccessiva durata dei processi». «I dati», aggiunge, «dicono che già negli ultimi 3 anni il Mef si è trovato a sborsare 532,7 milioni a coloro che -in base alla Legge Pinto che prevede che i processi (civili o penali) durino al massimo 6 anni hanno proposto domanda di risarcimento; ben più, insomma, dei mirabolanti investimenti promessi dal ministro Bonafede. Ma c’è altro che ci preoccupa: l’impossibilità di definire con il giudizio abbreviato i procedimenti ad oggetto reati puniti con l’ergastolo che, tradendo lo spirito deflattivo del rito, appesantirà tempi e costi dei processi. L’illusoria riforma della legittima difesa che, promettendo vanamente di restringere lo spazio di valutazione del giudice circa il rapporto di proporzionalità tra aggressione e reazione, pare voler sdoganare forme di giustizia privata; il sedicente decreto “Spazza corrotti” nel cui testo si accompagnano irragionevoli aumenti di pena (mai la pena è stata deterrente al crimine), pene accessorie perpetue (il famigerato “Daspo a vita per i corrotti”) incostituzionali anche agli occhi di uno scolaro, cause di non punibilità per chi collabora con gli inquirenti (e tutti conoscono -da Enzo Tortora in poi- la “qualità” dei pentiti nostrani),sono segnali» conclude, «della profonda e repentina trasformazione che la nostra Giustizia sta subendo: è ormai evidente che un tempo era nota per essere la “culla del diritto” sta diventando la “bara del diritto”».
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