Aziende agroalimentari, lotta al caporalato

2 Settembre 2015

Le imprese potranno chiedere il certificato di qualità etica del lavoro, niente aiuti per le meno virtuose

SULMONA. Pugno duro contro le aziende che non si dotano del certificato di qualità. Parte da qui la lotta al caporalato nelle aziende agroalimentari ingaggiata dalla Fiesa Confesercenti. Una piaga che ha provocato anche vittime negli ultimi tempi e che lede l’immagine del made in Italy.

«Da questo momento le aziende agricole possono richiedere il certificato di qualità», spiega Angelo Pellegrino, segretario regionale Fiesa, « uno strumento importante per aderire alla rete ministeriale tramite il portale internet Inps. Per la prima volta in Italia si istituisce un sistema pubblico di certificazione etica del lavoro che riguarderà proprio le imprese agricole. Il certificato di qualità non sarà un semplice bollino di natura burocratica, ma attesterà il percorso delle verifiche puntuali e preventive effettuate individuando e valorizzando le aziende virtuose, perché questo deve essere solo un primo passo per fare davvero la differenza se utilizzato con continuità e attenzione da parte di tutti. In sostanza, deve essere una battaglia senza sosta e senza quartiere alla piaga del caporalato e del lavoro nero in agricoltura». Non solo una battaglia etica, ma una vera e propria azione concreta per dirottare aiuti e sostegni alle imprese agricole. «Dal punto di vista di Fiesa e Confesercenti, a queste misure occorrere aggiungere l’esclusione da tutti i contributi agricoli, nazionali e comunitari, per le imprese che si sottraggono al certificato di qualità etica del lavoro in agricoltura», aggiunge Pellegrino. «Si spera che le norme annunciate possano presto concretizzarsi. La strategia del ministero dell’Agricoltura prevede l’applicazione delle norme antimafia, incluso il sequestro dei beni non solo dei caporali, ma anche dei dei proprietari terrieri, di coloro cioè che del caporalato beneficiano in termini di prestazioni sottocosto». (f.p.)

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