Bambini archeologi in erba negli scavi

Lecce nei Marsi, impegnati in lavori nel più antico insediamento marsicano che risale a 6.800 anni fa
LECCE NEI MARSI. Un'esperienza che non dimenticheranno per tutta la vita quella vissuta dai bambini mercoledì pomeriggio a Lecce nei Marsi. Accompagnati dai genitori a visitare gli scavi che hanno portato di recente alla luce il più antico insediamento della Marsica, risalente a 6.800 anni fa, hanno potuto sperimentare il mestiere dell'archeologo e trasformarsi in un antico vasaio. Prima di cimentarsi nell'impresa, la professoressa Cristiana Petrinelli, dell'Università di Pisa, coordinatrice degli scavi, spiega loro, con parole semplici, che il sito che stanno visitando, un tempo fu abitato dai nostri antenati, i quali, a un certo punto avevano capito che, coltivando la terra e allevando gli animali, non avevano più bisogno di spostarsi continuamente per procurarsi, attraverso la caccia, il cibo. Scelgono così delle aree vicino ai fiumi, che ritengono più sicure, e vi si insediano. Vi costruiscono villaggi di capanne - mentre prima vivevano nelle grotte - e recinti per gli animali: pecore, capre e mucche. Per conservare i prodotti utilizzano vasi costruiti modellando l'argilla: nasce così l'arte della ceramica. Per tagliare carne, frutta e legna, adoperano l'elce: i metalli ancora non si conoscevano. Dopo questa introduzione, i piccoli, per proteggerli dal sole cocente, vengono introdotti in un gazebo, contenente uno strato di terra diviso in rettangoli, nei quali erano stati interrati reperti venuti alla luce.
A ogni bambino viene assegnato un rettangolo. E' stata un'emozione vedere all'opera questi archeologi in erba. Si sono accovacciati e, muniti di rastrello e paletta, hanno cominciato a smuovere la terra con lentezza e massima attenzione. La felicità che si leggeva nei loro occhi ogni qualvolta dal terreno affiorava un pezzo di ceramica, un'elce, un osso, non la si può descrivere. Smesse le vesti dell'archeologo, i bambini indossano quelle del vasaio. Utilizzando l'argilla, messa loro a disposizione, sotto la guida degli archeologi impegnanti negli scavi, realizzano dei piccoli vasi. Per decorarli gli antichi, qualora non disponevano di conchiglie, usavano le dita. Ed è stato esattamente quello che queste giovanissime promesse dell'archeologia del terzo millennio hanno fatto.
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