Bancarotta Brenta, una condanna
Tre anni e otto mesi all’ex direttore, assolto l’amministratore legale
AVEZZANO. Si conclude con una condanna e un’assoluzione la vicenda della Brenta industrie meccaniche (Imb), l’azienda leader nella produzione di rimorchi e semirimorchi che prima del fallimento aveva uno stabilimento ad Avezzano. La sentenza è stata emessa dal collegio del tribunale di Avezzano presieduto dal giudice Zaira Secchi. Gli imputati erano il socio e direttore amministrativo Antonio Ditrani (63), condannato a 3 anni e 8 mesi, e il socio e amministratore legale, Giuliano Dionigi (70), di origine umbre, assolto da tutti i reati. Per alcuni capi d’imputazione è stata dichiarata la prescrizione, mentre la sentenza è stata emessa per i reati di evasione e bancarotta fraudolenta. I due imprenditori erano stati rinviati a giudizio nel 2016 per la maxi-evasione di circa un milione. I fatti risalgono al 2009. Le indagini erano state avviate dopo un esposto per presunti mancati pagamenti ai dipendenti. In particolare, l’inchiesta e le imputazioni erano scaturite da un’attività ispettiva avviata dal reparto investigativo della Guardia di Finanza finalizzata alla prevenzione e alla repressione delle violazioni in materia di entrate dello Stato, delle Regioni e dell’Unione europea. Secondo l’accusa, nel 2009, era stato sottratto dalla carte contabili un importo pari a 898mila euro di reddito, mentre nel 2010 un totale di 216mila. Nell’azienda erano impiegati una trentina di lavoratori. La sede si trovava nel nucleo industriale di Avezzano, nei pressi di LFoundry. Ditrani era difeso dall’avvocato Piera De Angelis mentre Dionici dall’avvocato Massimiliano Zitti. (p.g.)
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