Bancarotta, Mancini ai domiciliari

Il vice presidente dell’Aquila calcio è coinvolto in un’inchiesta della Procura di Roma su un appalto. Lui rigetta le accuse
L’AQUILA. L'imprenditore aquilano Massimo Mancini, vicepresidente dell'Aquila Calcio da 3 anni, è stato arrestato ed è ai domiciliari, insieme ad altri due indagati, nell'ambito di un' inchiesta della procura della Repubblica di Roma sull'incasso di rimborsi da parte di una Scarl di imprese costituita per la realizzazione di un appalto pubblico, risalente al 2004, finalizzato all'ampliamento della Galleria nazionale d'arte moderna (Gnam) di Roma, poi saltato.
Il lavoro, successivamente, non è stato realizzato per responsabilità dell'appaltante con la Scarl che al termine della causa civile ha ottenuto il risarcimento per le spese sostenute e il mancato lavoro. Secondo l'accusa, i rimborsi per le spese sostenute assegnate dal tribunale sarebbero avvenuti sebbene una delle ditte associate fosse fallita, fallimento che non è stato comunicato. Su Mancini pesa l'ipotesi di reato di concorso in bancarotta fraudolenta. La vicenda non riguarda l'attività nella ricostruzione post-sisma dell'Aquila e neppure l'impegno nel mondo del calcio. La misura è stata attuata nei giorni scorsi: l'imprenditore è agli arresti domiciliari nella sua casa di Roma, è stato già interrogato rigettando ogni addebito. I difensori di Mancini, gli avvocati Tiberio Gulluni e Luca Marafioti, in una nota dichiarano che il loro assistito «confida in una rapida soluzione dell'inchiesta giudiziaria che lo vede ingiustamente coinvolto. Al giudice che lo ha interrogato - riferiscono - ha reso ampie spiegazioni in ordine alla vicenda, che riguarda esclusivamente una controversia relativa alla ripartizione dei rimborsi da parte del ministero dei costi sostenuti da una Ati intrapresa nel 2004 con altre imprese, una delle quali risulta nel frattempo fallita».
La società L'Aquila calcio in una nota spiega che «appresa la vicenda giudiziaria che riguarda il vice presidente Massimo Mancini, L'Aquila Calcio, pur nel ribadire la massima fiducia nell'operato della magistratura, esprime «vicinanza solidarietà e sostegno, certa di una rapida e positiva conclusione della vicenda che, in ogni caso, è totalmente slegata dalle questioni che riguardano la città dell'Aquila».
Mancini è di origini aquilane ma la sua attività imprenditoriale insiste soprattutto nella Capitale dove vive.
Fu anche interrogato dalla squadra Mobile, come persona informata sui fatti e dunque non indagato, in relazione a un’ inchiesta su un appalto per la ricostruzione in centro storico. Insieme a lui furono ascoltate anche altri che operano come imprenditori. Quanto alla contestazione che arriva da Roma, se come si evince, si tratta di fatti risalenti a a undici anni fa, la prescrizione potrebbe intervenire ben prima della definizione del procedimento.
(g.g.)
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