Bar, negozi e ristoranti in tanti gettano la spugna

14 Ottobre 2020

Donatelli: «Questa seconda ondata della pandemia avrà effetti catastrofici» Intanto, c’è chi decide di chiudere i battenti per mancanza di clienti e liquidità

L’AQUILA. C’è chi è stato costretto a chiudere l’attività per qualche giorno, per un contagio accertato. Chi lo ha fatto in via precauzionale, il tempo di effettuare i tamponi al personale in servizio e di sanificare i locali, per scongiurare eventuali rischi derivanti da contatti indiretti. Ma non mancano i casi di titolari che hanno tirato giù la saracinesca fino «a data da destinarsi»: non per motivi sanitari, ma economici e precauzionali.
In città, ci si organizza come si può, anche ricorrendo al servizio di asporto, visto il calo della clientela. Sono bastati pochi giorni, in cui la curva dei contagi è tornata a salire, per svuotare negozi, bar e ristoranti.
Il centro storico, ieri mattina, appariva desolatamente vuoto. «La seconda ondata della pandemia avrà conseguenze devastanti», avverte Roberto Donatelli, presidente Confcommercio della provincia dell’Aquila, «gli affitti restano alti, le spese di gestione permangono, ma la clientela scende. Molte attività rischiano di non sopravvivere».
DECISO, CHIUDO! Il cartello è ben visibile, lungo il corso principale. Incastrato tra le grate della saracinesca serrata. Resterà così, fino a quando non ci saranno le condizioni per riaprire.
«Si avvisa le gentile clientela», si legge, «che il bar sarà chiuso fino a data da destinarsi perché, con tutte le restrizioni e con il clima di tensione che si respira in questo momento in città, preferisco, come ho fatto nel mese di marzo prima del lockdown», scrive il titolare, «chiudere e riaprire prima possibile, con grandi novità. Per chi avesse bisogno di caffè e altro, sono sempre a disposizione con le consegne a domicilio». Non è questo l'unico caso di interruzione volontaria, indipendente da casi di contagio da Covid-19.
ASPORTO E ORARI RIDOTTI. Una scelta precauzionale, in un momento difficile. Anche un noto ristorante del centro storico ha ridotto l’orario di fruizione dei locali e ha riattivato il servizio da asporto, comunicando alla clientela che «per consentire a tutti di vivere in serenità la cena al ristorante, il locale sarà operativo dalle 19.30 alle 23.30. Verranno accettate prenotazioni fino alle 22. Riprenderemo anche con il servizio d’asporto: continueremo a lavorare, ad essere presenti e a garantire la massima sicurezza, nel rispetto delle regole».
ATTIVITÀ IN CRISI. Il nuovo Dpcm ha dettato restrizioni e rigidi parametri di riferimento per i locali della modiva. Ma a soffrire non è solo il settore della ristorazione.
Anche l’abbigliamento, le calzature, l’artigianato sono in ginocchio, con la clientela che continua a diminuire.
«Alle imprese costrette a chiudere, per qualche giorno, per poter effettuare i tamponi», spiega Donatelli, «si sommano quelle che scelgono di interrompere l’attività momentaneamente, in via precauzionale, perché schiacciate dalla crisi e oberate dalla mancanza di liquidità. Gli incassi scendono, il fatturato diminuisce, ma le spese di gestione restano identiche e non consentono la sopravvivenza». Donatelli fa notare come «le chiusure volontarie, al contrario del lockdown, non consentono di usufruire neppure delle misure di sostegno varate dal Governo per far fronte all’emergenza coronavirus».
«Negli ultimi mesi, tranne il settore alimentare», evidenzia ancora il presidente di Confcommercio, «gli incassi sono scesi vertiginosamente per tutte le attività commerciali e artigianali». SPETTRO LOCKDOWN. Finora il Governo ha escluso un secondo blocco totale. Ma il timore, tra le associazioni di categoria, serpeggia.
«I commercianti non sarebbero in grado di fronteggiare questa evenienza», conclude Donatelli «non sussistono le condizioni economiche per gestire una nuova serrata: la provincia vive già una fase critica, L’Aquila a fatica stava risalendo la china dopo il devastante terremoto di undici anni fa. L’emergenza coronavirus rischia di infliggere il colpo mortale ad un mercato produttivo in grande difficoltà».
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