Bar, pochi reggono l’urto: «Resistiamo per i clienti»

19 Novembre 2020

Le attività aperte in centro si contano sulle dita della mano e sono in difficoltà: «Ci salviamo con operai della ricostruzione e impiegati, situazione molto critica»  

L’AQUILA. In pochi resistono. Mascherine e visiere a proteggere il viso, dietro al bancone: la loro trincea, o meglio il baluardo di un fortino nella desolazione di un’emergenza senza fine.
È l’immagine che restituiscono i baristi nel centro storico, dove sono ancora evidenti i segni della tragedia del sisma e di undici anni di lotta per rinascere, nella prima mattina di zona rossa. I locali aperti si contano sulla punta delle dita. Chi ne è proprietario o dipendente non demorde e alla domanda: «Perché resistere?» risponde che lo fa per i clienti, sebbene rimasti uno sparuto gruppo, e anche un po’ per sé stesso. L’idea che quella del Caffè non sia un’attività commerciale come le altre la condensa in una frase Luca Ciuffetelli, proprietario del “Bar del Corso”: «Il nostro è un servizio». Ecco il motivo della resilienza. «Ce lo chiedono i lavoratori degli uffici e gli operai dei cantieri della ricostruzione che hanno qui un punto di riferimento», spiega, «come si fa a deluderli?».
L’istituzione della zona rossa è stata però un’ulteriore mazzata a una condizione già precaria. «Finora siamo riusciti a coprire le spese anche con scelte oculate», osserva Ciuffetelli, «ma in giro non c’è proprio nessuno: arriviamo fino a domenica e poi, se i danni saranno troppi, saremo costretti ad arrenderci». Qualche centinaio di metri più avanti verso piazza Duomo Valentina Pucci ed Eleonora Tocco hanno piazzato un tavolino a chiudere l’ingresso di “Il Guerriero” dove servono l’asporto. «Non c’è movimento, si lavora solo grazie agli operai», raccontano, «riusciamo a fare il minimo indispensabile per andare avanti». Tenere aperto il bar, per loro, è anche un modo di tenere lontano lo spettro di un altro lockdown totale e dell’inattività forzata. «Il lavoro è un rifugio», spiegano, «un’opportunità di occupare il tempo e non tornare nella situazione in cui eravamo a marzo». Le speranze sono riposte nell’allentamento delle restrizioni. «Siamo sulle montagne russe, ma a Natale forse andrà meglio: restiamo positive».
La giornata di sole è quasi una beffa per Davide Di Pietro del “Bar Duomo”. «Fino a quando è stato possibile lasciare i tavoli fuori abbiamo fatto il pieno, grazie al bel tempo», spiega, «ora invece chiudiamo alle 16 perché in giro non c’è più nessuno». Resta in funzione solo l’annessa gelateria per le consegne a domicilio. «Se non ci fossero gli operai, non apriremmo neppure la mattina», sottolinea, «ma per il futuro sono abbastanza ottimista». Alle spalle c’è comunque un’estate da record. «Abbiamo visto tanti turisti», ricorda Davide, «c’è stato molto lavoro e questo in qualche modo ci aiuta ad andare avanti sperando nella prossima primavera». C’è anche chi non molla perché ha investito di recente. «Siamo quasi costretti», fa sapere Michele Morelli, titolare della latteria-gelateria “Da Carolina e Gina”, «restiamo aperti per limitare i danni».
Secondo lui questo lockdown è ridicolo. «Si è dovuto fermare solo l’abbigliamento», rileva, «sarebbe stato meglio chiudere tutto a ottobre per un mese, per questo non ho aderito alla manifestazione in piazza organizzata dai miei colleghi». Le prospettive sono tutt’altro che rosee. «Il Natale è già perso», spiega Morelli, «la festa si prepara con largo anticipo, non si fa più la fila davanti ai negozi per acquistare i regali il giorno prima come succedeva in passato». Per reagire alla crisi lui lancerà a breve una nuova iniziativa. «Servirà a diversificare l’offerta perché il momento è questo», annuncia, «altrimenti non se ne esce». Yesenia Moreno della caffetteria-pub “De la Plaza” in piazza Palazzo ha avviato l’attività appena un anno fa. «Qui ci sono tutti i nostri risparmi e abbiamo già dovuto subire una chiusura prolungata a marzo», precisa, «la situazione è critica: abbiamo tanta paura, ma stringiamo i denti». Non lontano dal cuore della città, lungo la direttrice di viale Corrado IV, resiste il “Caffè Barbarossa”. «La clientela è scesa del 70-75%, con punte fino al 90% la domenica», osserva Alessia Tocco, «nonostante questo continuiamo a offrire il servizio ai clienti, anche perché sarebbe peggio restare a casa senza far nulla».
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