Barca presenta il libro “Le mani della città”

1 Marzo 2018

L'AQUILA. È stato presentato ieri nella sede del Gran Sasso Science Institute il libro “Le mani della città”, il volume fotografico dell'artista aquilana Claudia Pajewski, curato dalla storica dell’ar...

L'AQUILA. È stato presentato ieri nella sede del Gran Sasso Science Institute il libro “Le mani della città”, il volume fotografico dell'artista aquilana Claudia Pajewski, curato dalla storica dell’arte Michela Becchis e pubblicato dalla casa editrice “Drago Publishing”. Le pagine raccontano mani e volti dei protagonisti dei cantieri del capoluogo abruzzese. “Le mani della città” sono le mani di questa nuova cittadinanza – locale, straniera e migrante – che le fotografie della Pajewski documentano nel dinamismo del lavoro quotidiano, senza rassegnazione o vittimismo. Oltre all’autrice, sono intervenuti Michela Becchis, il rettore del Gssi, Eugenio Coccia, l’artista Piotr Hanzelewicz, Maria Giovanna Musso, docente alla facoltà di sociologia della Sapienza di Roma, l’editore Paulo von Vacano, il segretario Fillea Cgil della Provincia dell’Aquila, Emanuele Verrocchi, Oscar Buonamano (Ordine dei giornalisti) e l’economista Fabrizio Barca, già ministro del governo Letta con delega alla Ricostruzione del cratere. «Le foto del libro rimettono al centro il lavoro operaio», ha detto l'ex ministro, «il lavoro manuale operaio, gli “edili”, quella “cosa” che abbiamo collettivamente rimosso negli ultimi trent’anni, non solo dai terremoti. Claudia Pajewski lo fa senza alcuna retorica: a coinvolgerci sono i volti, le rughe, i camici imbiancati, i gesti, gli atti, gli sguardi presi al volo, così come erano. Come scrive Maria Giovanna Musso introducendo il volume, «le sue fotografie realizzano un vero e proprio “avvicinamento umano”. Guardandole noi diventiamo “Claudia”, siamo con lei in quei luoghi, ci ritroviamo oggetto noi stessi della curiosità che gli operai fotografati hanno riservato a lei nell’attimo dello scatto. Oggetto dei loro pensieri, dubbi, aperture, sospetti. E così, senza sforzo, possiamo cogliere un piccolo pezzo del loro sentire. E ci chiediamo: che si saranno detti prima o dopo?». Il lavoro è dedicato a Fabrizio Pambianchi, attivista e artista che ha lasciato la città ed i suoi affetti troppo presto.