Barrera: «Il Maxxi aprirà all’Aquila all’inizio del 2018»

Il segretario generale della fondazione di Roma: lavori a buon punto grazie alla Soprintendenza
L’AQUILA. «Confido che all'inizio del 2018 sia possibile inaugurare il Maxxi aquilano».
A rassicurare sui tempi di apertura del nuovo museo di arte contemporanea a palazzo Ardinghelli, in pieno centro storico, è stato ieri Pietro Barrera, segretario generale della fondazione Maxxi Roma, a margine della serata dedicata al celebre compositore tedesco Hans Werner Henze, in occasione della penultima giornata di programmazione del festival “L’Aquila contemporanea plurale”, organizzata dall’Istituzione Sinfonica abruzzese in collaborazione con l’Università dell’Aquila.
«I lavori di restauro di palazzo Ardinghelli», osserva Barrera, «termineranno entro l'anno. Vorremmo che non ci fosse nemmeno un giorno di interruzione dalla fine dei lavori di recupero di questo straordinario patrimonio della città e il suo utilizzo. Fondazione Maxxi è presente con entusiasmo e spirito di servizio, ma le scelte vanno fatte dal ministero che le ha annunciate più volte». In tal senso, Barrera ha ricordato anche che «il ministro Dario Franceschini ha lanciato un appello a cinque grandi artisti perché realizzassero un'opera site-specific: pensata per palazzo Ardinghelli che ne segni in qualche modo l'identità», ma ha voluto mantenere lo stretto riserbo sui cinque nomi.
«Tutti italiani», ha assicurato, «e stanno già lavorando». Per quanto riguarda l'organizzazione del nuovo museo, il segretario ha spiegato: «Il Maxxi è pronto a entrare in campo facendo leva sulla sua collezione permanente di arte contemporanea, una collezione di proprietà dello Stato e quindi pubblica. Tanti gioielli possono costituire l'innesco della vita di palazzo Ardinghelli, che non deve essere però un museo in senso tradizionale. Dal 2009 in poi c'è sempre stato il timore che L'Aquila diventasse un museo, un posto da vedere e non da vivere. Palazzo Ardinghelli deve essere un posto di vita, in cui il Maxxi stia insieme alle istituzioni culturali e produttive della città. Uno spazio pubblico in cui si fa cultura contemporanea. Un luogo di dimensioni ridotte per cui non si deve immaginare di portarci troppe cose o opere troppo grandi».
« La responsabilità dell'edificio, lo dico con enorme ammirazione e gratitudine», ha concluso, «è della Soprintendenza che sta facendo lavori straordinari insieme al Segretariato regionale. Durante i restauri si sono scoperti affreschi che nessuno conosceva e che faranno parte a pieno titolo del museo».
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