Batuffoli e cannuccia: sequestrato un innesco

Un giovane lo trova e chiama la polizia: l’oggetto sarà confrontato con altri Il pm Mancini sta indagando per incendio boschivo e disastro ambientale
L’AQUILA. Stava passeggiando con alcune amiche in via Francia, nel quartiere di Pettino, per prendere un po’ d’aria dopo il lavoro. Erano le 23 di venerdì sera quando qualcosa ha attirato l’attenzione di Andrea Spacca, 29 anni, che quella strada la conosce bene, visto che ci vivono i suoi genitori. «Per terra, ben in vista sul marciapiede e sotto un lampione», racconta al Centro, «ho notato uno strano oggetto. Ho guardato meglio e ho subito pensato ai roghi che stavano devastando Monte Pettino: quattro batuffoli di carta oppure ovatta, incollati a una cannuccia di plastica. L’idea di un collegamento con l’incendio mi ha spinto a piegarmi per sentire se c’era anche odore di combustibile. Ma niente. Prima di allertare le forze dell’ordine, ho scattato una foto e l’ho inviata a un mio amico che lavora in Protezione civile e la prima conferma mi è arrivata da lui: pareva proprio un innesco». A questo punto, Andrea ha composto il numero 112, che ha girato la chiamata al 113 e in pochi minuti una Volante con due poliziotti era sul posto: «Anche loro mi hanno confermato che poteva trattarsi di un innesco, hanno perlustrato con la torcia nelle vicinanze, chiedendomi se avessi notato qualcuno. Ma in quella strada, a quell’ora, c’ero solo io con le mie amiche. I poliziotti hanno preso l’oggetto, dicendomi che lo avrebbero confrontato con altri e di tenermi a disposizione, come persona informata dei fatti. Certo, sia il luogo del ritrovamento, a ridosso della case, che il fatto che fosse ben in vista, rende la vicenda ancora più strana». Un innesco rudimentale rimasto “inesploso”, e tuttavia posto subito all’attenzione degli investigatori che dovranno capire perché sia stato ritrovato lì. È stato perso da qualcuno? Oppure è una firma che l’incendiario ha voluto lasciare a poca distanza da Monte Pettino?
Il pm titolare dell’indagine è il sostituto procuratore David Mancini, il quale si avvarrà della collaborazione dei carabinieri forestali, specializzati in questo tipo di accertamenti, avendo operato anche sul fronte del Morrone nel 2017. La Procura procede per incendio boschivo e disastro ambientale, per il momento contro ignoti. Il primo reato prevede, per i colpevoli, da 4 a 10 anni di carcere, mentre il secondo da un minimo di 5 a un massimo di 15. A livello investigativo ci sono già le prime piste che si stanno seguendo con attenzione. Gli investigatori rinnovano l’appello a voler fornire, anche in forma anonima, qualsiasi tipo di segnalazione utile.
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