Bazzano, si gioca sotto la tenda

1 Aprile 2011

Progetto Case, è l'unico punto di socializzazione

BAZZANO. E' stato il primo nucleo di nuove abitazioni dopo il terremoto. Alla fine di settembre 2009 il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha aperto il progetto Case di Bazzano promettendo che quell'insediamento sarebbe stato dotato di tutti i servizi. A un anno e mezzo di distanza da quella cerimonia, basta guardarsi attorno per capire che le promesse sono cadute nel vuoto. Le case ci sono, certo. Ma solo quelle. Il resto è deserto. Quello di Bazzano è uno dei 19 progetti Case sparsi intorno all'Aquila. Ci abitano circa duemila persone e l'unico punto di aggregazione, di svago, di ritrovo, di vita sociale è il tendone della Caritas gestito da don Antonio Giuliani. Fuori i ragazzini giocano a pallone, dentro alcune persone si sfidano a carte mentre le donne hanno disposto le sedie a semicerchio e si raccontano la giornata. «Per ora» dice don Antonio «è l'unico punto di riferimento di questo nucleo di case. Non è il massimo ma è meglio di niente. Siamo aperti tutto il giorno, organizziamo attività, si guarda la tivù, si chiacchiera un po'. Fino a l'altro ieri, per il progetto Case di Bazzano non erano previsti altri servizi; adesso invece c'è il via libera per la costruzione di un centro polifunzionale sempre della Caritas che potrebbe sostituire questo tendone. Ma ancora non c'è un luogo dove costruirlo».

«Dobbiamo ringraziare don Antonio per tutto quello che ha fatto» dicono le donne all'interno del tendone. Rispondono in coro. «Qui non c'è altro. Le case? Per carità, abbiamo un tetto sopra la testa ed è meglio delle tende e dei container ma basta così. Il resto è nulla: niente servizi, niente negozi, niente di niente. Per fare la spesa molte di noi si muovono con la macchina e raggiungono i negozi della zona commerciale ma qui ci sono tante persone anziane che avrebbero bisogno di qualcosa di comodo e facilmente raggiungibile. Avevano promesso tante cose ma tutto è rimasto fermo e vivere qui non è bello anche perché l'assegnazione delle case è stata fatta con poca logica. Ci sono famiglie numerose in abitazioni piccole e viceversa. Vogliamo tornare nelle nostre case, in centro all'Aquila. Possibile che nessuno si muova?»

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