Bazzano, Tendamica rischia di chiudere

8 Novembre 2014

E’ l’unica struttura pubblica nell’area del Case ma mancano i fondi per la gestione. Appello al Comune

L'AQUILA. E' l'unico luogo di aggregazione del piano Case di Bazzano. Voluta nel 2010 dall'allora vescovo ausiliare dell'Aquila, monsignor Giovanni D'Ercole, “Tendamica” ha ospitato, negli anni, manifestazioni, feste, celebrazioni e ogni sorta di eventi. Ma la mancanza di fondi rischia di far chiudere definitivamente la tensostruttura. «La tenda è stata voluta da monsignor D'Ercole e l'abbiamo gestita con il parroco, don Romano» spiega Luciana Tomei, responsabile di Tendamica «qui abbiamo fatto feste, matrimoni, funerali, riunioni dei Salesiani, aggregando centinaia di ragazzi. E' diventato un punto di riferimento importante per la zona, che conta 1800 persone».

Il problema ruota intorno alla mancanza di fondi.

«Da soli non ce la facciamo a sostenere le spese di mantenimento della struttura» sottolinea Tomei «abbiamo acquistato le stufe e il pellet raccogliendo le offerte, ma mancano acqua e servizi igienici. Una situazione non più sostenibile, senza contare che la tenda avrebbe bisogno di manutenzione: ci sono infiltrazioni in più punti e non sappiamo se reggerà l'invernata».

Solo la buona volontà del gruppo di volontari, capeggiati da don Romano e Luciana Tomei, ha consentito la sopravvivenza di Tendamica, con tutte le sue attività.

«Un luogo di aggregazione fondamentale per gli anziani, che qui vengono a giocare a carte per trascorrere qualche ora insieme» afferma Tomei «e per i tanti ragazzi del quartiere. La tenda è diventata un riferimento importante per le attività dei Salesiani, per le celebrazioni liturgiche, le feste di paese e gli incontri culturali». La tenda, inizialmente gestita dalla protezione civile, è stata poi affidata ai volontari del posto.

«Facciamo appello alle istituzioni, a partire dal Comune perché contribuiscano economicamente al mantenimento della struttura. In una città disgregata, dove il problema sociale è molto sentito» conclude Tomei «avere un punto di aggregazione significa aiutare tanti anziani, che vivono il dramma della solitudine, e dare un'opportunità di incontro ai giovani».

Monica Pelliccione

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