Beata Antonia, il pasticcio dei fondi

6 Febbraio 2022

Assegnati alla badessa per la ricostruzione, ma il convento potrebbe non tornare dov’è

L’AQUILA. Mentre il Comune va avanti con lo studio di fattibilità per stabilire se ricostruire o meno l’edificio più moderno del complesso conventuale della Beata Antonia, su via Sallustio, procede anche lo stato delle pratiche relative alla stessa ricostruzione, che di fatto non è mai stata bloccata. Succede così che con una determina dirigenziale, firmata dal responsabile del servizio Liquidazione e controllo contributi, Carlo Cafaggi, siano stati accreditati sul conto bancario della badessa, Rosa Maria Tufaro, circa 900 mila euro: il 44% del totale del finanziamento previsto per l’abbattimento e ricostruzione del complesso, 2 milioni di euro. Si tratta del secondo stanziamento di fondi per l’immobile: il primo, pari al 46% dell’importo totale, è infatti servito per l’abbattimento del palazzo. Questi nuovi fondi sono invece destinati al ripristino di un immobile che potrebbe non essere mai ricostruito e, dunque, potrebbero tornare al mittente qualora si decidesse per lasciare a vista il chiostro della discordia.
«Sono fondi che passano automaticamente da un contenitore in un altro, secondo un accordo tra Comune e Abi» spiega Cafaggi, «ma non debbono essere necessariamente spesi: se l’amministrazione decidesse di non ricostruire potrebbero essere svincolati». Nonostante i dissensi di alcuni tra i più esperti studiosi della storia della città (monsignor Orlando Antonini, Maurizio D’Antonio, Vladimiro Placidi e Carlo De Matteis), l’amministrazione sembra infatti intenzionata a realizzare una piazza al posto dell’edificio del complesso conventuale che si affacciava su via Sallustio. Da qualche mese, infatti, dopo l’abbattimento della parte più “moderna” del convento è stata “svelata” la parte storica dell’edificio e in particolare l’antico chiostro del monastero della Clarisse, che da anni si sono trasferite a Paganica. Proprio per permettere una fruibilità continua del chiostro, al posto dell’edificio abbattuto (che il Comune dovrà indennizzare alla proprietà) dovrebbe nascere una piazza. Perché l’operazione vada a buon fine è anche necessario espropriare il terreno su cui insiste l’edificio. Intanto, l’amministrazione sembra essersi portata avanti, con la nomina di un rup e di una struttura di supporto per il progetto della piazza. «Pensare a un nuovo spazio ed eliminare un edificio incongruo con il contesto urbano su un percorso, che per gli aquilani è il “Vicolaccio”, magari non aiuterà a recuperarne l’antico splendore» ha detto il primo cittadino, «ma può contribuire a lasciare il segno di una ricostruzione diversa, che da quattro anni si sta cercando di fare, soprattutto per le future generazioni». (m.c.)
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