Bella ciao, striscione Casapound a scuola

11 Febbraio 2020

Il preside chiama i carabinieri: «Atto intimidatorio, ma qui nessuno ha paura. Incredibile silenzio di chi tutela la sicurezza»

L’AQUILA. «Un atto intimidatorio. E chi, in questa città, è preposto alla sicurezza tace». Il dirigente scolastico della Patini Marcello Masci, visto lo striscione – riconducibile al movimento di estrema destra Casapound – affisso davanti alla scuola media di Pettino, ha chiamato i carabinieri. L’escalation – dopo la presa di posizione del consigliere Daniele D’Angelo sulla canzone “Bella ciao”, studiata nell’ora di musica – passa dal web alle affissioni.
Un’azione dimostrativa scoperta ieri al rientro in classe. «La misura è ormai colma», commenta il preside, «visto che il limite è stato superato. Quello dello striscione è un ulteriore atto di intromissione, e credo anche un po’ intimidatorio. Tuttavia, se pensano di intimorire qualcuno hanno sbagliato strada. La scuola», argomenta il dirigente, «ha risposto in maniera compatta e univoca dicendo che nessuno può pensare di dettar legge in classe se non gli insegnanti, il preside e le altre componenti. Ritengo gravi questi fatti e credo che ormai ci sia bisogno che qualcuno, al di fuori della scuola, dica una parola su quanto sta avvenendo. Parlo di chi è preposto alla sicurezza dei cittadini. Stiamo parlando di una scuola di primo grado, con ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. Poi tutte le altre questioni si possono discutere e credo che certe cose non abbiano bisogno di una tensione ideologica e di una contrapposizione, ma di un’analisi storica. Parlare delle foibe non significa contrapporsi ideologicamente».
Il preside è intenzionato a resistere con ogni mezzo agli attacchi esterni. «Ho richiesto l’intervento dei carabinieri perché su quello striscione c’è la firma di Casapound. L’ho fatto presente perché sono il garante della sicurezza di tutti nella scuola. Io preoccupato? Sono tranquillissimo perché c’è stata una risposta della scuola, dei cittadini e della società civile molto netta e perentoria, nel dire no a chiunque tenti di impossessarsi e di eterodirigere la scuola. La solidarietà ci è stata espressa da più parti, dalla quasi totalità dei genitori. Per questo dico: guai ad avere paura». Sul rischio che vi siano ripercussioni sui ragazzi, il preside risponde: «In questi giorni sono impegnati nella settimana dello sport, dunque l’attività didattica non è quella consueta. Sono molto tranquilli, ma certamente scrivere sui muri “partigiani titini infami e assassini” forse può intaccare la loro integrità. Se qualcuno vuol rendere memoria a quei fatti tragici deve usare gli strumenti della cultura e non quelli di una strategia intimidatoria. È quello che facciamo noi tutti i giorni: parlare di storia, di cultura, spiegare ai ragazzi i fatti. Gli alunni si sentono al centro di un’attenzione non richiesta, si fanno le loro domande e si sentono i soggetti passivi della vicenda. L’attacco vergognoso è stato respinto in blocco, la collega ingiustamente tirata in ballo è serena, è in servizio e non si sente in colpa di alcunché: ha fatto soltanto il suo lavoro. Questi ragazzi vanno protetti e lo faremo in ogni momento».
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