«Biasini rifiutò un appalto altro che accaparratore»

L’AQUILA. «Non è vero che l’imprenditore Stefano Biasini tentasse di accaparrarsi più appalti possibili per la ricostruzione con lo scopo di fare combutta con la ’Ndrangheta». Lo ha sostenuto ieri...
L’AQUILA. «Non è vero che l’imprenditore Stefano Biasini tentasse di accaparrarsi più appalti possibili per la ricostruzione con lo scopo di fare combutta con la ’Ndrangheta».
Lo ha sostenuto ieri la difesa del giovane imprenditore nel processo a suo carico e degli altri imputati, Antonio Vincenzo Valenti, e Francesco Ielo, entrambi reggini, per concorso esterno in associazione mafiosa, dopo avere ascoltato l’ultimo testimone, l’avvocato Franco Leone.
Questi ha affermato che per dei lavori di restauro della sua abitazione in seguito ai danni del sisma aveva contattato il padre di Biasini, suo conoscente, (estraneo ai fatti) e il figlio affinchè si occupassero delle pratiche della ristrutturazione e degli stessi lavori per un ammontare di 160mila euro.
«Ma», ha detto l’avvocato, «furono loro a tirarsi indietro spontaneamente, forse per problemi organizzativi, e allora affidai l’appalto a un’altra ditta». Lo stesso avvocato ha escluso di avere avuto a che fare con le altre persone imputate nel processo.
Le difese, pertanto, sostengono che Biasini comunque non avesse un struttura adeguata a prendere appalti e tantomeno poteva essere supportato dalla malavita calabrese.
Nella vicenda è coinvolto un altro calabrese che vive a Onna, Massimo Maria Valenti. Questi soffre di una grave patologia e sarà visitato tra pochi giorni dal dottor Giuseppe Cerone per verificare se può stare in giudizio o meno. Al momento per lui non si procede. La sentenza, comunque, slitta. Non ci sarà il 6 maggio, come annunciato, ma il 17 giugno il pm presenterà la sua requisitoria scritta e parleranno le difese. La sentenza potrebbe essere letta pochi giorni dopo. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Vincenzo Salvi, Amedeo Ciuffetelli, e Attilio Cecchini, ieri assente in quanto occupato in Cassazione per una annosa lite tra due noti commercianti aquilani.(g.g.)
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