Billi e il sisma 2009: psiche condizionata dalle rassicurazioni

9 Aprile 2017

Presentato il libro del giudice che condannò la Grandi Rischi Amatrice insegna: nella comunicazione in 8 anni non si è fatto nulla

L’AQUILA. Una riflessione sull’aspetto giuridico e l’apertura di un dibattito sulla comunicazione.

Su questi due punti il giudice Marco Billi ha focalizzato il suo libro “La causalità psichica nei reati colposi - Il caso del processo alla Commissione Grandi Rischi”, (Aracne editrice, 248 pagine, euro 15,00), presentato ieri pomeriggio in una gremitissima sala conferenze dell’Ance, all’Aquila. Il libro parla dei tre gradi di giudizio del processo alla Commissione Grandi Rischi per le rassicurazioni date alla popolazione prima del terremoto del 6 aprile 2009.

«Non è un processo al processo dopo il terrremoto che ha fatto 309 vittime, ma ho voluto evidenziare che per la prima volta la giurisprudenza ha considerato la condotta colposa con il nesso causale psicologico, che è il filo rosso conduttore presente in tutti e tre i gradi di giudizio», ha precisato Billi. Al dibattito seguito alla presentazione, hanno contribuito la senatrice Stefania Pezzopane, insieme all’avvocato Fabio Alessandroni, che nel processo ha rappresentato alcune delle parti civili; Stefano Cianciotta, docente di Comunicazione di crisi all’Università di Teramo; del giornalista di Il Fatto Quotidiano, Antonio Massari; dell’editore Gioacchino Onorati (Aracne), moderato da Emilio Orlando.

Presenti molti avvocati dell’ordine forense aquilano: dal decano Attilio Cecchini a Stefano Rossi, Angelo Colagrande, Maurizio Cora (che nel terremoto ha perso moglie e figli); diversi magistrati, tra cui Fabio Picuti. E altre famiglie che hanno perso i propri cari, come Vincenzo Vittorini. Presente anche il candidato alle primarie del Pd per la poltrona di sindaco dell’Aquila, Americo Di Benedetto.

Un dibattito che ha riportato alla luce non solo gli aspetti legali con i tre gradi di giudizio nei confronti dei sette componenti della Commissione Grandi Rischi (nella prima sentenza proprio il giudice Billi condannò gli imputati, poi tutti assolti tranne l’ex vice di Bertolaso, Bernardo De Bernardinis).

«Ho presentato un disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta su ciò che è accaduto all’Aquila in quei giorni», ha detto la Pezzopane, «perché credo che alla fine ci sarà una verità processuale e una verità storica. E non è detto che le due cose coincidano».

Ma perché il libro di Marco Billi? Polemica? Voglia di rivalsa? «Nulla di tutto questo, tanto che avevo invitato anche il presidente della Corte d’Appello, Fabrizia Ida Francabandera, ma non è potuta venire per impedimenti personali. Nel mio libro ho voluto rimarcare la condotta colposa con il nesso causale psicologico, aprendo un dibattito sulla comunicazione. Cioè come la scelta dei singoli può cambiare rispetto alle informazioni ricevute». Il tutto riconducibile, appunto, alle rassicurazioni della Cgr nei confronti della popolazione aquilana. «Il problema è nella comunicazione tra istituzioni e popolazione», ha detto Cianciotta, «ciò che è accaduto ad Amatrice, con le dichiarazioni del presidente della Cgr Sergio Bertolucci sulla previsione di un terremoto di grado 7 e un possibile effetto Vajont, dopo le scosse del 18 gennaio scorso, dimostrano che in otto anni non si è fatto nulla in questo senso».

«Stessi problemi di comunicazione riscontrati nella tragedia dell’hotel Rigopiano», gli ha fatto eco Alessandroni.

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