Bimbo paralizzato: la Asl paga 1,6 milioni

I familiari ottengono un maxi risarcimento danni per una meningite non diagnosticata in tempo ad Avezzano e Pescina
AVEZZANO. Dall’età di sei anni è rimasto paralizzato per una meningite non diagnosticata in tempo. Un caso di malasanità che costa caro alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila. I familiari del piccolo dovranno avere un risarcimento di un milione e 600mila euro. È quanto stabilito da una sentenza del tribunale civile di Avezzano (giudice Francesco Lupia).
I fatti contestati risalgono al febbraio 2005. Quando il bimbo, figlio di una coppia di immigrati da anni residenti a Pescina, rientra da un viaggio in Marocco con la febbre altissima. Per circa un mese, secondo quanto riferito dagli avvocati Callisto e Berardino Terra, che tutelano gli interessi della famiglia, il bambino è stato ricoverato fra gli ospedali di Pescina e Avezzano. I giorni trascorrevano e lo stato di salute del piccolo peggiorava progressivamente, tanto da costringere i familiari a rivolgersi all’ospedale Bembin Gesù. Nella struttura romana arriva la corretta diagnosi: meningoencefalite tubercolare. «Nonostante le cure farmacologiche dei sanitari romani» raccontano gli avvocati Callisto e Berardino Terra «il piccolo paziente rimaneva tetraplegico ed afasico e quindi subiva una grave invalidità permanente».
I legali della famiglia hanno deciso di fare analizzare il caso al loro consulente medico-legale, il dottor Giuseppe Stornelli. Stando alla perizia, ci sono state responsabilità da parte del personale in servizio negli ospedali. Da qui la decisione di procedere a citare il giudizio la Asl. Il tribunale, dopo otto anni di udienze, ha riconosciuto «l’imprudenza e l’imperizia» dei medici che «pur avendo a disposizione esami e accertamenti obiettivi sulla patologia del paziente, avevano sempre fatto una diagnosi errata».
Il tribunale ha quindi accolto la richiesta risarcitoria dei familiari del bambino, per una somma complessiva di un milione e 600mila euro, comprensiva di interessi e rivalutazione monetaria.
«Il tribunale» tengono a sottolineare gli avvocati Terra «ha respinto la richiesta dei legali della Asl secondo cui alcun risarcimento danni era dovuto in favore dei cittadini extracomunitari in quanto difettava la condizione di reciprocità nel loro Paese d’origine. In pratica, in Marocco un cittadino italiano non avrebbe avuto lo stesso trattamento. Tale tesi, oltre a essere profondamente discriminatoria e offensiva per tutti i cittadini marocchini presenti nel nostro Paese, è risultata al tribunale di Avezzano palesemente infondata anche in punto di diritto, in quanto i familiari del bimbo hanno chiesto la tutela di diritti inviolabili, come quello alla salute».
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