Biondi: «Accolte tutte le nostre richieste. E adesso la scelta sul candidato»

Biondi: «Governo nazionale mai così vicino alla città, lasciamo un Comune solido e debiti abbattuti».
Sulle elezioni 2027: «Nessuno aspetterà le scelte parlamentari di altri, FdI ha dirigenti all’altezza»
L’AQUILA
Il sindaco Pierluigi Biondi rivendica i fondi per L’Aquila ottenuti nella manovra, difende il progetto Invimit e il lavoro sui conti comunali. Poi guarda al 2027: «Il centrodestra scelga presto il candidato, senza aspettare chi punta alle elezioni politiche».
Sindaco, le richieste dell’Aquila sono entrate in manovra. Quanto pesa politicamente?
«Moltissimo. È la quinta legge di Bilancio del governo Meloni e ogni volta abbiamo ottenuto quasi tutto ciò che chiedevamo. Mai vista, dopo i primi anni del sisma, tanta attenzione a bilancio, personale e mobilità».
Con i governi precedenti era diverso?
«Nel 2017, con Gentiloni, si pensava di ridurre da dieci a sette milioni il contributo per maggiori spese e minori entrate. Tornò a dieci grazie a Lollobrigida, Rampelli e Trancassini, di Fratelli d’Italia. Col governo gialloverde ottenemmo una biennalità, ma spesso servivano emendamenti. Oggi le misure sono già nel testo, ancora una volta».
Dieci milioni l’anno strutturali, più cinque fino al 2029. Che cosa cambia?
«Nel triennio avremo quindici milioni annui. Soprattutto, i dieci milioni rimarranno tra le entrate ordinarie: anche chi governerà tra vent’anni li troverà».
C’è anche la proroga del personale e della gratuità autostradale tra i due caselli est-ovest.
«Senza personale la ricostruzione si ferma. E il pedaggio gratuito è una misura concreta per la mobilità: quando lo introdusse l’allora sindaco Biagio Tempesta sembrò una rivoluzione».
Perché servono fondi straordinari dopo quasi diciotto anni?
«Prima non avevamo le aree verdi del progetto Case, migliaia di punti luce, centinaia di chilometri di strade in più da gestire. Sono costi permanenti. Non è una mancia: dobbiamo motivare e rendicontare le risorse».
Nel 2029 la ricostruzione sarà finita?
«Non so dirlo. Mi auguro che allora alcune esigenze siano meno pressanti e i cinque milioni aggiuntivi meno necessari».
I Comuni potranno gestire direttamente alcuni interventi sulle chiese. È una svolta?
«Sì. Lo avevamo chiesto anche in Prefettura, d’intesa con il ministero della Cultura. Qualsiasi Comune potrà diventare soggetto attuatore: ogni comunità sarà protagonista del proprio destino».
Quanto ha contato il dialogo con gli apparati dello Stato?
«La politica non basta. Abbiamo lavorato con Musumeci, il Mef e la ragioniera generale Daria Perrotta. Bisogna conoscere i dossier e saper parlare con le strutture tecniche».
La manovra “aiuta” ancora, ma ci sono anche progetti in corso per intervenire strutturalmente. Ad esempio l’opposizione attacca il fondo Invimit: il Comune perde il controllo degli alloggi?
«È un equivoco. Invimit è una struttura dello Stato, non uno speculatore. Non è la cartolarizzazione della scuola della Guardia di finanza, prima venduta e poi ricomprata. Il Comune sarà socio preponderante del fondo. Operazioni simili si fanno anche a Napoli e Milano, governate dal centrosinistra».
E per gli inquilini? C’è un problema di caro affitti?
«Garantiremo alloggi di qualità alle stesse condizioni. L’Aquila non soffre una carenza generalizzata di case e il caro affitti è contenuto rispetto ad altre città. Per le famiglie fragili abbiamo conservato una quota del progetto Case; per gli studenti c’è il Collegio di merito. Anche da questo punto di vista siamo un modello».
Il suo successore troverà un Comune più solido o ancora dipendente da Roma?
«Più solido: abbiamo abbattuto l’indebitamento di oltre il 60%, alleggerito le rate dei mutui, razionalizzato le partecipate e ridotto i fitti passivi. Con circa 800mila euro, in via Filomusi Guelfi, abbiamo riunito uffici prima separati, eliminato un affitto e restituito un immobile al Demanio».
Quali altri interventi rivendica?
«La valorizzazione e la cessione di immobili, il Collegio di merito, la Scuola nazionale dei Vigili del fuoco, quella della pubblica amministrazione, il Villaggio della Gioventù. E ancora: 4 scuole riconsegnate e altre due a strettissimo giro e due teatri. Avevamo due fardelli: Progetto Case e bilancio ingessato. Lasciamo conti in ordine».
Il prossimo sindaco dovrà saper trattare con Roma. Quanto aiuta l’appartenenza politica?
«La filiera aiuta: non conoscevo Gentiloni, Conte o Draghi. Oggi, ovviamente, ci sono rapporti diretti. Ma non basta. Servono studio, preparazione, affidabilità e garbo istituzionale. Quest’ultimo ci ha consentito, per esempio, di sbloccare il progetto dell’ex caserma Rossi. Abbiamo mostrato allo Stato che riduciamo il debito e facciamo la nostra parte».
Lei sarà ancora a disposizione?
«Il futuro sindaco mi avrà come alleato, senza invasioni di campo. E poi, per almeno due anni, potrà contare anche sul presidente Marco Marsilio, sempre al nostro fianco nelle trattative. Le strutture tecniche, compresa la Ragioneria, ne riconoscono l’autorevolezza. Un motivo in più per scegliere un sindaco di centrodestra».
Veniamo a questo, allora. Quando sceglierete il nome?
«Il prima possibile. Ho rappresentato la necessità agli organismi di partito, che la condividono. Dovremmo arrivare ai tavoli regionale e nazionale con un nome. Non possiamo arrivare a marzo e sprecare il vantaggio».
Guido Liris e Fausta Bergamotto sono ancora possibili candidati?
«Sarebbero stati autorevolissimi, ma hanno detto a più riprese di voler percorrere altre strade. Guardiamo altrove. Il cerchio si restringe».
Dunque il candidato deve essere di Fratelli d’Italia?
«Sarebbe difficile presentarsi al tavolo nazionale dicendo che il candidato migliore è di un altro partito. Imprudente, Santangelo, D’Eramo, Mannetti sono figure qualificate, ma FdI ha dirigenti altrettanto capaci che hanno costruito il loro percorso nel Comune, mentre altri sono arrivati a incarichi regionali o nazionali. Alle comunali del 2022 abbiamo preso il 20,5%: un dato che conta».
È un “no” a chi sta seguendo altre strade?
«Non possiamo attendere le scelte parlamentari di qualcuno. Nessuno aspetterà altri. L’Aquila non può essere la seconda o terza scelta di una carriera: serve una motivazione piena».
Il centrosinistra si sta riorganizzando. Lo sottovalutate?
«Mai: il 2017 insegna. Però oggi appare disorientato. L’area di Americo Di Benedetto vuole un candidato fuori dai partiti e alcuni nomi circolati non si sono fatti vedere alla loro iniziativa pubblica al teatro San Filippo. Credo che il centrodestra parta in vantaggio, anche per l’affidabilità del nostro governo. Questa finanziaria lo dimostra, in una fase ben diversa dagli anni del Covid, quando era possibile fare più debito. In ogni caso dico sempre: non si teme nessuno, ma non si sottovaluta nessuno».
Che profilo deve avere il suo successore?
«Deve saper leggere i conti, studiare i problemi e rappresentarli alle istituzioni. Servono competenza, relazioni e garbo. E una scelta rapida, per non disperdere il vantaggio».
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