Biondi disse della fiction: «Racconterà delle verità»

Dai commenti all’anteprima alla presa di distanza successiva dopo l’esordio tv Reazioni contrastanti alla prima puntata. Lettere di protesta al regista Risi
L’AQUILA. Devono aver creato un po’ di imbarazzo al Comune le critiche alla fiction di Marco Risi che, sin dai primissimi minuti della messa in onda della prima puntata su Raiuno, è stata letteralmente bersagliata sui social network. Un’onda del dissenso cavalcata, a torto o ragione, dal mondo politico. Il presidente del consiglio comunale Roberto Tinari è arrivato addirittura a ipotizzare un’azione legale «contro una rappresentazione irreale e offensiva della città». Un commento un tantino singolare considerando che il sindaco Pierluigi Biondi, nell’accogliere Marco Risi, il cast e lo staff della produzione, aveva parlato di “L’Aquila grandi speranze” come di un’opera che sarebbe servita «per raccontare delle verità», offrendo del capoluogo un’immagine diversa da quella che tante testate nazionali stavano dipingendo nei reportage del decennale. Una valutazione di senso diametralmente opposto – e non certo per rivalità politica – alla reazione dell’onorevole Stefania Pezzopane che, dopo aver visto la puntata, ha parlato di «grandi bugie». Il 2 aprile, alla proiezione in anteprima, il primo cittadino andò via subito dopo aver fatto gli onori di casa. Sarebbe stato curioso chiedere il suo parere anche dopo aver visto i primi 100 minuti.
Reazioni contrastanti, in ogni caso, sulle varie piattaforme. E non necessariamente negative. «La fiction», fa notare Fabio Ranieri, esponente di Articolo 1- Mdp, «fa partire la sua storia nel settembre 2010. Non c’era nessun ragazzo nelle tende e, come descritto, erano i Musp a ospitare i giovani aquilani, che ovviamente da mesi erano tornati a vivere in città. Il centro storico dopo 2 anni, seppure in parte ancora “militarizzato”, era pieno di gente che si avventurava in zona rossa. Le piccole bande di “quartiere” ci sono sempre state. Da giovani, la bandiera da pirati ce l’avevamo davvero, piantata su un balcone di un palazzo in costruzione a Porta Napoli dove andavamo a nasconderci. Capisco che vado controvento, ma a parte che la fiction è veramente bruttina, lo scandalo sui nostri ragazzi proprio non lo vedo (mica hanno descritto Gomorra)». Anche Martino Matteoni ricorda, molto meno romanticamente, che le baby gang non sono affatto un’invenzione della fiction invitando a fare un giro in piazza San Flaviano. A Risi sono state indirizzate lettere di protesta. E suonano significative, col senno di poi, le parole di Luca Barbareschi nel giorno del decennale quando l’attore aveva espresso l’auspicio di evitare «bolle mediatiche», evitando cioè di cadere nella tentazione di credere «che basti un giorno per ricordare o per mobilitarsi per poi pensare che sia risolto tutto».
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