Biondi riassaggia il cibo ma la battaglia va avanti

Il sindaco di Villa Sant’Angelo sospende lo sciopero della fame dopo il ricovero «Resta il fatto che dal governo non è ancora arrivato un segnale concreto»
VILLA SANT’ANGELO. Una fettina alla piastra per dare all’organismo una «sterzata» di proteine dopo tanti giorni di totale digiuno, come hanno suggerito gli amici medici. E poi un pomodoro del suo orto, gustato nel Map di Villa Sant’Angelo, dove vivono i 500 concittadini. È finito ieri, a ora di pranzo, dopo otto giorni, lo sciopero della fame del sindaco Pierluigi Biondi. Una protesta nata «per scuotere il governo», queste le motivazioni di Biondi, «da sempre defilato rispetto alle vicende aquilane e del cratere, e riaccendere i riflettori sulla ricostruzione dei Comuni. Il governo deve dirci in che modo intende trovare i fondi per una futura ricostruzione. Lo dobbiamo ai nostri cittadini». Ma anche per richiamare a un’azione più incisiva i sindaci del cratere e con loro, tutti i soggetti coinvolti nella ricostruzione. A incidere sulla decisione d’interrompere lo sciopero della fame non soltanto il malore che mercoledì sera ha impedito a Biondi di rimettersi alla guida della sua auto, al termine di una giornata di lavoro e che lo ha costretto a farsi visitare al pronto soccorso. Ma anche la preoccupazione di familiari e amici e, forse, la lettera del sindaco Massimo Cialente. Dal governo non è arrivata alcuna risposta, non un messaggio dal presidente del consiglio Matteo Renzi (nonostante i tanti tweet da cui è stato “bersagliato”), nessuna risposta nemmeno alla lettera inviata da Biondi all’e-mail del premier. Critico Roberto Tinari (gruppo Pdl): «Renzi ha inviato un sms a Nibali ma ha ignorato il gesto estremo di un sindaco». Qualche risposta hanno provato a darla il sottosegretario Legnini e il vicepresidente della Regione Lolli, rimasti costantemente in contatto con Biondi. Ieri, durante un incontro a Villa Sant’Angelo, Lolli ha spiegato al sindaco che a Roma «la protesta ha fatto rumore, dimostrando che questo territorio ha davvero grosse difficoltà a far procedere la ricostruzione». «Rimane il fatto», sottolinea Biondi, «che il governo non ha ancora dato un segnale inequivocabile. Vuol dire che ancora non sa dove prendere le risorse». Lolli ha spiegato che il governo sta elaborando soluzioni per rendere stabile il flusso dei finanziamenti. Una delle strade più accreditate prevede di “caricare” sul debito statale il miliardo e mezzo che serve ogni anno. Parallelamente si lavora alla legge nazionale per la ricostruzione. Entro l’estate arriveranno i fondi della nuova delibera Cipe (60% L’Aquila e 37% per i Comuni). Di come ripartirli si parlerà oggi alle 18,30 a San Demetrio, al tavolo dei sindaci dell’area omogenea 8.
Marianna Gianforte
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