Bocciata condotta interrata Il Tar: è un’opera abusiva

13 Febbraio 2018

L’impianto è privo di autorizzazione del Comune e del consenso dei proprietari L’azienda Lago d’oro dovrà smantellarlo da San Benedetto a Collarmele  

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Una maxi opera idraulica abusiva quella realizzata dall’azienda Lago d’oro. Va smantellata. Lo ha stabilito il Tar dell’Aquila con una sentenza che ha posto la parola fine alla vicenda della condotta interrata che attraversa centinaia di metri di terreni privati, da San Benedetto dei Marsi fino a Collarmele, oltre a una strada pubblica. Il progetto e i lavori avevano suscitato la rabbia di aziende, proprietari e amministrazioni comunali. Il Tribunale amministrativo ha rigettato il ricorso presentato dai legali della ditta, Roberta Confortini e Mario Petrella, contro il provvedimento con cui il Comune di Collarmele aveva disposto la demolizione dell’intera opera. Secondo il Tar, l’azienda campana, arrivata nel Fucino diversi anni fa, aveva realizzato l’impianto irriguo senza l’autorizzazione del Comune e senza il consenso dei proprietari. Coltivando quei terreni, gli agricoltori si erano opposti all’installazione della tubatura presentando denuncia alla Procura e ai vigili urbani nonché incaricando gli avvocati Salvatore Braghini e Renzo Lancia di rappresentarli nel giudizio davanti al tribunale amministrativo. Sulla base del rapporto redatto dal comandante dei vigili urbani, Giancarlo Sociali, il dirigente del Comune di Collarmele aveva emanato l’ordinanza di demolizione per opera abusiva idrica e irrigua, contestando all’azienda anche l’attraversamento di una strada pubblica comunale. L’azienda, dopo una prima ordinanza del Tar, aveva ottenuto la sospensiva del Consiglio di Stato, ma ora il comune, difeso dall’avvocato Herbert Simone, ha ottenuto nel giudizio di merito la conferma della legittimità del suo operato. Secondo il collegio presieduto dal giudice Antonio Amicuzzi (relatrice Lucia Gizzi), l’ordinanza del dirigente comunale che ha ordinato la demolizione «è preceduta dalla dovuta attività istruttoria ed è adeguatamente motivata».
Il Tar ha anche condannato alle spese legali l’azienda Lago d’Oro. «La vicenda, che ha suscitato molto clamore tra i proprietari dei terreni», spiegano gli avvocati Braghini e Lancia, «prosegue davanti al giudice Andrea Dell’Orso del Tribunale di Avezzano per la definizione della lesione del possesso e, in sede penale, davanti al giudice di pace di Pescina per il reato di invasione di terreni o edifici». Nella vicenda era intervenuto anche il Consorzio di Bonifica che aveva chiesto la rimozione dell’opera. (p.g.)
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