Bollette insolute, pagano tutti gli aquilani

6 Gennaio 2019

Il Comune stacca un assegno da tre milioni alla Banca Ifis incaricata da Enel di recuperare il credito causato dai morosi

L’AQUILA. Alla fine, le bollette Enel non pagate da una parte degli utenti del Progetto Case e dei Moduli abitativi provvisori (Map) le hanno pagate tutti gli aquilani. Anche chi non ha mai messo piede in un alloggio Case o Map. È questo il senso di una delibera approvata a fine anno dalla giunta comunale che almeno ha avuto il merito di fare chiarezza (al netto di polemiche e responsabilità) su una questione che si trascina da tempo, da quando cioè, il primo aprile del 2010, tutte le utenze passarono dalla Protezione civile – che le aveva pagate fino ad allora – a carico del Comune.
LA STORIA. La sostanza è nota: per alcuni anni post-sisma (almeno fino al 2012) gli utenti del Piano Case non hanno pagato le bollette perché, tra l’altro, nessuno le aveva mandate ai destinatari. Poi, quando sulla questione ha messo l’occhio la Corte dei Conti, qualcosa si è mosso ma in Comune i dirigenti si sono accorti che tra la spesa effettiva per gas e energia e quanto introitato dalle bollette c’era un abisso. Fatto sta che il debito nei confronti di Enel è cresciuto. Poi ci sono stati altri passaggi tortuosi: Enel ha ceduto il suo credito a una banca che a sua volta ha incaricato una società di riscuoterlo dal Comune il quale a sua volta avrebbe dovuto ottenere i soldi da chi aveva beneficiato di gas ed elettricità. Ma è noto che la gestione del Piano Case è una babele senza fine che, in base a previsioni attendibili, costerà agli aquilani una montagna di euro ogni anno e alla fine (quando il Case avrà esaurito la sua funzione originaria) i futuri amministratori si ritroveranno un patrimonio di catapecchie cadenti (e già ce ne sono segni evidenti) e debiti infiniti da pagare. Forse nel 2100 comparirà ancora una posta nel bilancio comunale per i “debiti del piano Case”.
LA PEZZA. Intanto per adesso la giunta, coi soldi di Pantalone, ci ha messo comunque una pezza. Per farla breve il Comune a fine 2018 ha pagato oltre 3 milioni in base a un accordo i cui passaggi sono raccontati nella delibera: “In data 17 ottobre 2018 è pervenuta al Comune una e-mail da Officine Cst spa, società che gestisce il credito di Enel spa in cui si prospettava la posizione debitoria da parte dell’Ente nei confronti di Banca Ifis e per la quale si invitava a predisporre il pagamento degli importi dovuti ribadendo che, in caso di impossibilità al pagamento in un’unica soluzione, il cessionario avrebbe valutato delle proposte di rientro, così da congelare la maturazione degli interessi ed evitare l’aggravio di ulteriori spese e oneri a carico dell’ente”. Sorvolando su passaggi molto tecnici “il 13 dicembre 2018 è pervenuta”, è scritto nella delibera, “una ulteriore e-mail da Officine Cst in cui viene indicata la somma oggetto di definizione debitoria del Comune pari a 2.687.202 euro da estinguere entro e non oltre il 31 dicembre 2018; che il suddetto importo va considerato come valore netto delle fatture cedute e oggetto della definizione debitoria, a cui va sommato l’importo relativo all’Iva pari a 585.644 euro per un totale di € 3.272.846; la Banca cessionaria dà atto che, subordinatamente e successivamente al puntuale ed integrale pagamento dei crediti ai termini e condizioni sopra indicati rinuncia al totale degli interessi maturati al 31 dicembre 2018 pari a 1.041.914 euro”.
I CONTI. Riepilogando: la proposta di Banca Ifis prevedeva il pagamento, da parte del Comune, del debito di 2.687.202 euro a titolo di quota capitale per le fatture cedute da Enel Energia spa a Banca Ifis da versare in un’unica rata entro e non oltre il 31 dicembre 2018 e la rinuncia al milione di euro di interessi maturati alla data del 31 dicembre 2018. La giunta quindi conclude: “Al fine di evitare un aggravio di spese a carico dell’ente per interessi e altri oneri connessi è necessario che il pagamento delle spese obbligatorie derivanti da obbligazioni giuridicamente perfezionate debba essere operato anche a prescindere dalla tempistica dell’effettivo incasso delle entrate di spettanza dell’ente provenienti dai pagamenti da parte degli attuali assegnatari, fermo restando l’obbligazione in capo a questi nei confronti del Comune e comunque entro i limiti degli stanziamenti di bilancio utilizzando a tal fine i capitoli di spesa allo scopo previsti anche nella gestione dei residui ivi comprese le somme assegnate all’ente a titolo di anticipazione per spese post-sisma e anche attraverso specifiche proposte risolutive delle questioni pendenti”. Tradotto: al Comune per evitare guai peggiori conviene pagare subito poi si “spera” che i soldi possano rientrare visto che “l’amministrazione ha in corso l’adozione dei provvedimenti necessari per il recupero del debito nei confronti degli occupanti degli alloggi”. La speranza come sempre è l’ultima morire, anche se in questo caso forse vale più il detto “chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto”. I furbi (anche se non bisogna mai generalizzare) hanno sempre la meglio capaci come sono di nuotare nel mare magnum dei soldi pubblici post-terremoto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA