Bonus famiglia, è scontro Il 6 maggio prima udienza

22 Aprile 2020

Il presidente del tribunale vaglierà il ricorso contro il Comune dell’Aquila Si tratta di un rito fissato con massima urgenza visto l’interesse dei ricorrenti

L’AQUILA. Prosegue la guerra, su due piani paralleli, alle modalità di distribuzione sui bonus famiglia (mille euro a nucleo). C’è stato un ricorso al tribunale dell’Aquila contro il Comune ma anche una diffida inviata alla regione dall’Associazione nazionale di studi giuridici sull’immigrazione. Si contestano presunti criteri discriminatori ai danni degli extracomunitari privi di permesso di soggiorno di lunga durata in relazione a questo beneficio. Alcuni extracomunitari, nei giorni scorsi, hanno inoltrato, tramite dei legali aquilani e pescaresi un ricorso al tribunale civile per poter godere del beneficio in relazione a degli stanziamenti fatti dal Comune dell’Aquila. La prima udienza, come informa l’avvocato Francesco Rossettini, è fissata d’urgenza per il 6 maggio alle 11,30 davanti al giudice Ciro Riviezzo, presidente del tribunale. Riviezzo, letto uno dei ricorsi, ha fissato l’udienza con l’urgenza di rito visto che «si tratta di procedimento cautelare avente oggetto i diritti fondamentali della persona e comunque un procedimento la cui mancata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti i questo periodo emergenziale». La comparizione delle parti è prevista nell’aula A con la raccomandazione di rispettare distanze e evitare assembramenti.
La diffida alla Regione della Associazione nazionale studi giuridici sull’immigrazione, inoltre, è espressamente condivisa anche da Cgil, Cnca, Arci e Legacoop. Secondo i ricorrenti anche a prescindere da insuperabili riferimenti normativi», si legge ancora nell’atto, «che la Regione deve rispettare, la disciplina introdotta pare in contrasto con le esigenze minime di equità, ragionevolezza e buona amministrazione: trattandosi di un intervento emergenziale per la pandemia deve essere rivolto a tutti coloro che abbiano patito effetti dalla stessa indipendentemente da nazionalità e titolo di soggiorno».
Si contesta, dunque, una norma che creerebbe divisioni sociali.
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