Brico Io Aleandri, scontro sui quattro licenziamenti
L’AQUILA. È scontro sui licenziamenti di quattro lavoratrici (su complessivi 32) dell’azienda «Brico Io Aleandri». Mentre i proprietari parlano, infatti, di «decisione sofferta», i dipendenti, e in...
L’AQUILA. È scontro sui licenziamenti di quattro lavoratrici (su complessivi 32) dell’azienda «Brico Io Aleandri».
Mentre i proprietari parlano, infatti, di «decisione sofferta», i dipendenti, e in particolare il sindacato Cobas, rappresentato da Luigia De Biasi, ritengono i tagli sul personale il frutto di «un'ingiustificata rigidità» e sono pronti a passare alle vie legali.
COBAS. «Agitando lo spauracchio della cassa integrazione, a gennaio di quest’anno l’azienda ha deciso in maniera unilaterale di applicare una riduzione orizzontale dell’orario di lavoro (Rol), dilatando il tempo di lavoro su 6 giorni settimanali e concentrando il carico dello stesso. I benefici derivanti dalle ore di permesso maturate dai lavoratori sono stati assorbiti dall’azienda e la possibilità di organizzare il proprio tempo libero è diventata un sogno», spiega il sindacato Cobas in una nota. «Alla richiesta di un confronto con i lavoratori e le relative organizzazioni sindacali, nel tentativo di disciplinare questa flessibilità, l’azienda ha risposto con inspiegabile rigidità e invece di considerare la ricerca di ammortizzatori sociali per evitare i licenziamenti e ridurre i costi del personale, è passata direttamente alle misure repressive, con l’applicazione della flessibilità selvaggia e un primo ciclo di licenziamenti. Non sono bastati i Rol e, per ammissione aziendale in sede conciliativa, forse non basteranno neanche 4 licenziamenti a sanare l’azienda (o a saziarla, temiamo). Come dire che al Brico Io si licenza a tempo indeterminato. Il rifiuto aziendale di ogni forma di ammortizzatore sociale per il recupero di un’attività che rappresenta una risorsa importante nel tessuto sociale ed economico di questo territorio, si è rivelata di fatto una manovra per scaricare sui lavoratori i costi di una crisi, non solo economica, ma democratica, di cui i dipendenti non hanno colpa. Lo Slai Cobas respinge con forza questa manovra, impugnerà i licenziamenti e darà battaglia affinché vengano ritirati, in quanto illegittimi e ingiusti. Al messaggio di speranza, lanciato da Alberto Aleandri come una estrema unzione alla commissione di conciliazione, rispondiamo che, come diceva Monicelli, la speranza è una trappola inventata dai padroni.
ALEANDRI. Anche i proprietari dell’azienda hanno affidato le proprie motivazioni a una nota: «La sofferta decisione non è frutto di frettolose considerazioni ma è maturata dopo diversi mesi nei quali le motivazioni economiche hanno avuto un peso via via più pressante. Già dalla fine dell’anno 2012 si preannunciava un bilancio aziendale con forti perdite dovute all’aggravarsi della crisi economica oltre agli effetti post sisma e i risultati della gestione 2013 appesantivano ancor più le difficoltà. Di ciò venivano edotti i lavoratori tutti. Da gennaio 2014, sempre nell’ottica della riduzione e del contenimento dei costi, si procedeva a ridurre l’orario di lavoro da 40 a 38 ore settimanali mantenendo inalterate le retribuzioni mensili facendo leva sull’utilizzo di Rol e permessi già maturati. Questo tentativo non sortiva effetti, tanto che il primo trimestre confermava l’inesorabile trend negativo con ulteriore aggravamento delle perdite. Di conseguenza», si legge nella nota, «bisognava ricorrere a soluzioni più radicali quali la riduzione di personale. Nel mese di aprile è stata avviata la procedura di licenziamento delle 4 unità ultime assunte con i criteri previsti dalla legge. L’ avviata procedura veniva sospesa sino alla metà di maggio nel tentativo di cercare soluzioni alternative: la richiesta di applicazione del contratto di solidarietà da parte sindacale, poi prospettata anche dalla Commissione di conciliazione, non avrebbe apportato la diminuzione di costi sperata, anzi avrebbe comportato ulteriori pesi sia finanziari che organizzativi per cui nella riunione del 17 giugno si ratificava il mancato raggiungimento di accordo e, quindi, la decisione di procedere con i licenziamenti da parte aziendale».
Michela Corridore
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