Buoni spesa bloccati, i legali valutano un nuovo esposto

26 Aprile 2020

Il Comune chiede lumi al Tar dopo la riammissione della famiglia esclusa dalle domande Ma il pool di avvocati ha pronta un’altra carta. L’ipotesi dell’omissione di atti d’ufficio

L’AQUILA. «Fate qualcosa se non potete dare i buoni». E ancora: «Allora niente buoni spesa....andremo tutti alla Caritas. L’urgenza c’è adesso: maggio è ancora lontano». «Siamo in emergenza, il popolo ha fame!». Le voci dei cittadini restano scolpite in una miriade di interrogativi fissati nei profili social del sindaco Pierluigi Biondi. Ieri in città è comparsa una scritta anonima che lo accusa di essere «nemico dei poveri». Il caso delle oltre tremila persone in attesa di ricevere i soldi stanziati dallo Stato per far fronte alla primissima emergenza economica legata alla pandemia tiene ancora banco in città. E dopo che il Tar ha riammesso la famiglia ingiustamente esclusa per motivi di residenza, si fa strada un’altra ipotesi. Fausto Corti – uno dei quattro legali del pool composto, inoltre, da Gianluca Racano, Andrea Piermarocchi e Francesco Rosettini – ipotizza il reato di omissione di atti d’ufficio se il Comune non darà seguito in tempi rapidi all’erogazione.
NUOVO ESPOSTO? Finora sono tre i ricorsi pendenti sulla questione dei buoni spesa: due al giudice ordinario e uno al Tar. Oltre al caso della famiglia pugliese, ma domiciliata all’Aquila (dove uno dei tre componenti aveva lavorato nei cantieri della ricostruzione fino alla fine di febbraio) ci sono i ricorsi presentati per conto di sette cittadini extracomunitari, assistiti dagli stessi avvocati aquilani, con i colleghi pescaresi Alberto Guariso e Gianni Piscione, per chiedere di poter rientrare nel bonus. Si tratta, come scrive il sito Mediasociale.it, di “giovani cittadini africani, tutti tra i 20 e i 24anni, residenti all’Aquila con permessi di soggiorno per Protezione umanitaria (2 anni) e sussidiaria (5 anni). Sono giovani in questo momento privi di reddito, senza una famiglia che li possa aiutare e tutti precari con lavori a intermittenza come tirocini o a chiamata”. «I soldi», afferma l’avvocato Fausto Corti, «sono stati stanziati dallo Stato per una specifica destinazione: la distribuzione ai cittadini beneficiari. Per questo motivo, i fondi non possono essere trattenuti. Non possono stare fermi per un mese: 1.800 famiglie sono in attesa di una risposta. Pertanto, non escludo che si possa procedere penalmente nei confronti del Comune. Ci riserviamo di comunicare ulteriori iniziative legali».
LA GRADUATORIA. A chi chiede notizie sulla mancata pubblicazione della graduatoria dei buoni spesa, il Comune risponde così: «In attesa del pronunciamento definitivo del tribunale, la graduatoria non può essere pubblicata».
STRISCIONI. Il comitato 3e32 ha affisso alcuni striscioni in città. «Il 25 aprile quest’anno arriva nel corso di un’emergenza che non avremmo mai voluto vivere, e che mostra tutta la sua violenza sul piano economico e sociale. Oggi la nostra resistenza si chiama anche solidarietà, per questo abbiamo steso questi striscioni. Affinché nessuno rimanga indietro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA