C’è solo un medico e le visite dei diabetici slittano a novembre
Il Tribunale del malato denuncia disagi per i 3mila pazienti: «Le domande sono troppe e le liste d’attesa crescono»
SULMONA. Visite che slittano di quattro mesi, controlli periodici che saltano senza nuove date programmate e liste di attesa che continuano ad allungarsi a dismisura. Continuano i problemi nell’ambulatorio di Diabetologia, malgrado l’arrivo del nuovo medico.
Già a maggio, in seguito al trasferimento dell’unico medico, era scoppiato il caos fra i pazienti. Ma anche ora con un solo addetto alle cure e alle terapie le cose non vanno meglio. Alcune delle visite che erano in programma in questi giorni sono state rinviate addirittura a novembre, come denuncia Edoardo Facchini, responsabile regionale del Tribunale per i diritti del malato. Uno slittamento di 4 mesi, che difficilmente farà rimettere in carreggiata le prenotazioni che arrivano dal Cup. «Purtroppo con un solo medico non si riesce a far fronte a tutte le domande dei pazienti» incalza Facchini «e la situazione era prevedibile anche dai mesi scorsi. Non si capisce, però, come chi di competenza non se ne renda conto. In tanti sono venuti a protestare qui nella nostra sede per le visite in programma in questi giorni, che slitteranno a novembre. La cosa è capitata anche a me, che devo sottopormi a visita periodica ogni tre o quattro mesi e che ora non ho una data per l’accavallarsi delle prestazioni».
Nel caso di diabetologia i pazienti e il Tribunale per i diritti del malato chiedono da tempo che la Asl incrementi il personale per evitare lo stop forzato delle prestazioni durante le feste natalizie o l’estate, come accaduto dal 2011. Sono circa 3mila i pazienti seguiti dal reparto di diabetologia del Santissima Annunziata, con 250 malati in più ogni anno. Il rischio di ammalarsi di diabete aumenta tra i 45 e i 65 anni. Inoltre, il diabete di tipo 2, che in passato veniva considerata malattia della terza età, colpisce, persone sempre più giovani, marcando un netto cambiamento di rotta. In particolare, la malattia è in forte incremento nella fascia tra i 45 e i 65 anni. Ne soffrono, sia pure con un'incidenza minore, anche giovani e adolescenti. Numeri importanti, quindi, che non ammettono chiusure per ferie o stop forzati, soprattutto in un territorio in cui l’età media della popolazione avanza a dismisura.
Federica Pantano
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