Caccia a cervi e cinghiali, sì degli agricoltori

Gli operatori del settore: l’ampliamento dell’attività venatoria servirà a contrastare i danni alle colture
CASTEL DI IERI. Il mondo agricolo plaude alla scelta della Regione di attuare dei piani di controllo anche nelle aree protette e l’ampliamento dell’attività venatorie per contrastare i danni da fauna selvatica. All’appello lanciato solo qualche giorno fa dagli agricoltori della Valle Subequana e del Fucino preoccupati per l’invasione dei cervi delle ultime settimane, che si somma a quella dei cinghiali registrata ormai da anni, il vicepresidente della Regione Abruzzo, con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, ha risposto partecipando alla commissione nazionale politiche agricole e parlando proprio dei danni dalla fauna selvatica con le altre Regioni italiane. L’obiettivo è stato quello di chiedere soluzioni immediate per risolvere questi annosi problemi. Durante i lavori è stato deciso di attivare piani di controllo anche all’interno delle aree protette, ma anche di ampliare l’attività venatoria. Importanti saranno anche i pagamenti per i danni da fauna selvatica che dovranno essere attivati tramite le risorse provenienti dalle concessioni governative. «Ringraziamo il vicepresidente della Regione Imprudente per gli impegni presi e per la volontà di portare avanti degli abbattimenti anche nelle aree protette», ha spiegato l’agricoltore Gianni D’Alessandro, titolare di un’azienda agricola di Castel di Ieri e consigliere di Confagricoltura L’Aquila, «lo ringraziamo a nome di tutto il mondo agricolo per aver preso in considerazione questa problematica che sta affliggendo tante aziende della Valle Subequana. Appoggiamo l’assessore per le iniziative che prenderà e respingiamo al mittente le accuse che sono state mosse nei nostri confronti dagli ambientalisti i quali, probabilmente, non conoscono la reale situazione della nostra zona e di tante aziende agricole». Nei giorni scorsi i cervi hanno invaso i campi già coltivati della Valle Subequana andando a mangiare, per esempio, nell’azienda D’Alessandro le piantine di farro, alte appena dieci centimetri, il cui raccolto è previsto in estate. Dei circa 250 ettari di colture, cento erano già coltivate a farro e i cervi li hanno distrutte creando un danno economico ingente all’imprenditore. (e.b.)
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