Caccia di frodo, scoperto un arsenale

19 Maggio 2016

Gioia dei Marsi, quattro indagati a due mesi dall’uccisione di un cervo: fucili e munizioni saranno inviati in un laboratorio

GIOIA DEI MARSI. Un maxi sequestro di armi e munizioni nella zona del Parco nazionale d’Abruzzo è stato portato a termine nei confronti di quattro cacciatori. Sono state sequestrate armi e munizioni con lo scopo di scovare l’autore dell’uccisione di un cervo di quasi 300 chili avvenuta due mesi fa.

I presunti cacciatori di frodo, tutti residenti a Gioia dei Marsi, sono indagati per detenzione illegale di armi e munizioni da caccia e c’è il fondato sospetto che siano soliti cacciare di frodo anche nelle area contigue al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La Forestale non ha fornito i nominativi dei quattro cacciatori accusati.

Su richiesta della magistratura sono state eseguite diverse perquisizioni domiciliari e di alcune auto. Gli uomini della stazioni forestali di Lecce nei Marsi, Pescasseroli, Gioia dei Marsi hanno scoperto un vero e proprio arsenale.

All’interno di una delle abitazioni perquisite sono state trovate e sequestrate oltre 2.500 munizioni per fucili, 150 proiettili da pistola, diverse armi tra cui anche una pistola di dubbia provenienza.

L’attività investigativa, coordinata dalla procura della Repubblica di Avezzano, ha preso origine dall’uccisione del cervo, avvenuta a metà marzo in un’area contigua alla zona di protezione esterna nel comune di Gioia dei Marsi. L’esemplare maschio era stato ucciso da un’arma da fuoco, come confermato dal referto del personale dell’Istituto zooprofilattico di Avezzano. Era stato ritrovato davanti al cimitero di Casali d’Aschi, frazione di Gioia dei Marsi.

La segnalazione era stata fatta da alcuni residenti.

Durante la notte, in paese, erano stati sentiti degli spari. Gli abitanti della zona avevano deciso di andare ad accertarsi di quello che era accaduto. Una volta trovato il cervo avevano allertato le autorità preposte al controllo dell'area. Erano subito scattate le indagini da parte del servizio di sorveglianza dell’area protetta e della Forestale. Tutte le armi sequestrate saranno portate in laboratorio per la comparazione balistica con il proiettile ritrovato nel corpo dell’animale. A quel punto si capirà chi è stato a sparare dei quattro, oppure se sarà necessario proseguire le indagini altrove. In quel caso non è escluso che i colpevoli possano essere persone residenti altrove arrivate per cacciare nel Parco. (p.g.)

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