Cade dal balcone, muore l’ultimo barone

10 Ottobre 2014

Mimì Tabassi precipitato da un’altezza di 5 metri forse per un giramento di testa, trovato da due turiste. Aperta l’inchiesta

SULMONA. È morto nel suo rigoglioso giardino, un vero gioiello di botanica che curava lui stesso. Il barone Giacomo D’Alessandro Tabassi, 81 anni, è stato trovato verso mezzogiorno di ieri da due turiste che stavano facendo una visita guidata all’antico palazzo Tabassi, meravigliosa testimonianza dell’architettonica quattrocentesca. Affacciandosi dal balconato al primo piano, verso il giardino dove poteva accedere solo il barone, le due turiste hanno visto il corpo di un uomo privo di vita. Subito hanno dato l’allarme e nel palazzo gentilizio sono arrivati vigili del fuoco, 118 e carabinieri. Calandosi dal primo piano, i vigili sono riusciti a entrare nel giardino scoprendo che quel corpo riverso in mezzo al viottolo del giardino apparteneva proprio al barone Tabassi, fino a ieri uno degli ultimi nobili ancora in città. Indossava un paio di pantofole e vestiti con i quali era solito uscire di casa. Secondo il medico legale che ha effettuato la prima ricognizione sulla salma, la morte sarebbe avvenuta dalle 12 alle 15 ore prima del ritrovamento.

Per i carabinieri il barone sarebbe caduto dal primo piano del suo palazzo, praticamente dallo stesso punto dove si sono affacciate le turiste che lo hanno poi ritrovato. Tra le ipotesi quella di un giramento di testa che gli avrebbe provocato la perdita di equilibrio fino a farlo cadere a testa in giù da un’altezza di cinque metri. Il barone Giacomo D’Alessandro Tabassi, conosciuto da tutti come Mimì, anche se viveva solo in un’ala del palazzo di famiglia, era un tipo gioviale con tutti.

I problemi sarebbero sorti qualche giorno fa in seguito a un incidente stradale che gli avrebbe causato la perdita di equilibrio. Problema che aveva confidato ad alcuni amici anche se si era sempre rifiutato di andare in ospedale per controlli più mirati. E per far piena luce sulla dinamica il magistrato ha ordinato una ricognizione medico legale più approfondita. Il barone Mimì era l’utimo rampollo della nobile famiglia sulmonese.

Secondo lo storico Fabio Maiorano, i Tabassi sono stati annotati nel libro d’oro della nobiltà italiana e nell’elenco ufficiale nobiliare italiano e sono iscritti dal 1662 all’ordine sanatorio del patriziato romano per ogni ramo e discendenza in perpetuum. «Si narra» afferma Maiorano «che il nome provenga dal castello Tabasso in Svezia, il cui barone Aldemaro, pare discendesse dai conti Zollerant. Inoltre si racconta che vennero in Italia al seguito di Federico Barbarossa, e che dalla Sicilia si stabilirono prima a Napoli e dal quarto secolo a Sulmona».

Tante le persone che ieri mattina, subito dopo aver appreso la notizia, hanno raggiunto via Ercole Ciofano per accertarsi se la notizia fosse vera. Anche il capitano e i ragazzi del Sestiere di Porta Bonomini che hanno la loro sede proprio nell’ala anteriore del palazzo si sono radunati davanti al portone di ingresso e nell’atrio, per porgere il loro cordoglio ai nipoti e ai parenti giunti subito dopo aver appreso la tragica notizia.

Claudio Lattanzio

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