Call center, 34 lavoratori a rischio trasferimento

17 Gennaio 2019

Gli operatori dell’Ecare Olisistem Start di Monticchio sono di fronte a un bivio Il sindaco: «Ipotesi da scongiurare». La deputata Pd Pezzopane: «Sarà battaglia»

L’AQUILA. Sono davanti a un bivio, 34 operatori del call center Ecare di Monticchio, che dal 2016 è diventato Olisistem Start: se vogliono lavorare alla commessa Acea Idrico, devono trasferirsi nella sede di Roma. L’alternativa, se non verrà individuata nel frattempo una soluzione, è il licenziamento.
A denunciare la situazione sono le Rsu aziendali e sulla vicenda intervengono anche il sindaco Pierluigi Biondi e la deputata Pd Stefania Pezzopane. Il caso dei lavoratori aquilani arriva a pochi giorni dal mancato rinnovo di 29 contratti interinali in un altro call center cittadino, Customer 2 Care. «Siamo davanti al ridicolo», dichiarano le Rsu, «poiché l’azienda subentrante, pur impegnandosi a ricollocare alle stesse condizioni contrattuali tutti i 34 lavoratori, è vincolata ad assumerli esclusivamente sul sito di Roma, come previsto dal bando di gara di Acea, che prevede una sede unica. Qualora non si trovasse una soluzione, ci potremmo trovare davanti a 34 licenziamenti, mascherati da un trasferimento su altra sede. L’applicazione della clausola sociale deve garantire la territorialità», sottolineano le Rsu, «e L’Aquila non può permettersi di perdere neanche un posto di lavoro, figuriamoci 34». I sindacati sono pronti alla mobilitazione e sollecitano il supporto della città: «Abbiamo richiesto, congiuntamente alle segreterie nazionali e alla Regione, un incontro urgente al ministero del Lavoro, per gestire il cambio di appalto nel rispetto della clausola sociale e del principio della territorialità». L’attivazione di un tavolo di concertazione al Mise viene sollecitata anche dal sindaco Biondi, che attende un segnale da parte del ministro Luigi Di Maio: «Va scongiurato il pericolo di trasferimento dei 34 lavoratori che, pur tutelati dalla clausola sociale, sarebbero costretti a enormi disagi per mantenere il posto di lavoro, sia sotto il profilo economico che sociale. A preoccupare c’è anche il fatto che, a causa di quest’emorragia di dipendenti, c’è il rischio di abbassare la soglia di forza lavoro necessaria per il mantenimento, da parte dell’azienda, dello stabilimento aquilano. Un’eventualità che questo territorio, che sta provando a risollevarsi dopo una profonda crisi economica e occupazionale, non può permettersi». L’onorevole Pezzopane, che chiede un tavolo alla presidenza del Consiglio dei ministri, punta il dito contro il «decreto Dignità, approvato dalla maggioranza pentaleghista anche con il voto dei parlamentari abruzzesi» e sulla «mancata vigilanza sull’applicazione della clausola sociale. Sono molto amareggiata, perché con un lavoro prezioso fatto con lavoratori e organizzazioni sindacali, avevamo iniziato a creare una politica di tutela per il settore dei call center».
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