Call center, altri licenziamenti

Ecare ha aperto la procedura relativa a 111 lavoratori delle sedi di Roma, Milano e L’Aquila
L’AQUILA. Ecare ha aperto la procedura di licenziamento per 111 lavoratori nei call center di Roma, Milano e L’Aquila. Nel sito di Monticchio, inaugurato dopo il sisma con il ricollocamento degli ex Transcom, gli esuberi dichiarati sono 26, a fronte dei 90 di Roma e degli 86 di Milano. Un’altra tegola pesante si abbatte sul settore, dove è già aperta la vertenza dei 234 addetti della Globe Network. L’azienda intende firmare un accordo con i sindacati entro il 15 luglio, ma la strada appare in salita. «Gli esuberi» spiegano le Rsu di Ecare “sarebbero legati alla volontà di Vodafone di reinternalizzare la commessa Teletu, alla quale lavorano anche i dipendenti aquilani. Ma su questa operazione vogliamo andare a fondo, perché in realtà pare che la stessa Vodafone sia intenzionata ad aprire un call center all’estero e si starebbero già svolgendo i colloqui in Croazia. In quel caso, si tratterebbe di un nuovo appalto e non verrebbe rispettata la clausola sociale». Ma c’è di più: «Vogliamo ricordare» sottolineano le Rsu «che Ecare ha aperto il sito di Monticchio subito dopo il sisma del 2009, dando lavoro a 300 persone e dichiarando di voler tutelare il personale aquilano, con la creazione di un centro di eccellenza. E ora fa marcia indietro». Ad aprile erano stati annunciati una sessantina di esuberi, tra tutti gli operatori impiegati nella commessa Teletu, poi dirottati su corsi di formazione. Ora partono 26 licenziamenti. Anche il segretario della Uilcom-Uil Piero Francazio esprime perplessità sull’operato di Vodafone: «La domanda spontanea è come mai Vodafone tolga il lavoro all’Aquila, ma lo mantenga invece nel sito di Torino. Ha veramente intenzione di reinternalizzare, oppure c’è dell’altro? Anche il committente Acea sta reinternalizzando, dichiarando una perdita di 10 milioni nel 2016 e questo potrebbe avere ulteriori conseguenze sul personale aquilano. Ecare vuole trovare una soluzione a breve, con un accordo sulla cassa integrazione, ma la situazione» conclude Francazio «è veramente preoccupante».
Romana Scopano

