Call center e trasferimenti tra proposte e proteste

25 Gennaio 2019

L’AQUILA. Proteggere il destino dei 1500 lavoratori dei call center aquilani chiedendo al governo di inserire, nella promessa norma che dovrà contenere i trasferimenti necessari alla salvaguardia...

L’AQUILA. Proteggere il destino dei 1500 lavoratori dei call center aquilani chiedendo al governo di inserire, nella promessa norma che dovrà contenere i trasferimenti necessari alla salvaguardia degli equilibri di bilancio del Comune, una clausola sociale “rafforzata” con il requisito della territorialità. Si chiederà di approvare una norma per obbligare le nuove aziende che dovessero subentrare nella gestione delle commesse non solo di riassumere i lavoratori, ma di riassumerli all’Aquila, di non mandarli a lavorare lontano da casa.
«Altrimenti», ha detto il sindaco Pierluigi Biondi in una conferenza stampa con i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal) e gli esponenti di Azione Politica Gianluca Zelli, Roberto Santangelo e Luca Rocci, «la clausola sociale rischia di essere del tutto illusoria, visto che nei call center aquilani, che, dopo il settore pubblico, rappresentano il comparto con più occupati, lavorano in molti casi marito e moglie o persone che hanno famiglia». Oggi manifestazione a Roma davanti al ministero e, in città, dalle 9,30, presidio a Monticchio (davanti sede ex Ecare) con le Rsu di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Ugl-Telecomunicazioni.(ro.ci.)