Caltagirone annuncia 19 licenziamenti e scatta lo sciopero

13 Ottobre 2016

I circa 100 lavoratori dello stabilimento a braccia incrociate La proprietà: tagli necessari a causa della crisi dell’edilizia

CAGNANO AMITERNO. Avrebbe dovuto essere l’operazione industriale della svolta quella che alla fine del luglio scorso si è concretizzata con la nascita della Cementir-Sacci, sorta dalle ceneri della Sacci spa dopo l’acquisizione da parte del gruppo Caltagirone. E invece si ricomincia da capo. Quando le Rsu dello stabilimento martedì pomeriggio si sono viste avvicinare il direttore con in mano una lettera di “dichiarazione di mobilità per riduzione del personale del gruppo Cementir-Sacci” non volevano crederci. A distanza di due soli mesi dalla recuperata speranza si torna a parlare di licenziamenti. E scatta lo sciopero: ieri braccia incrociate per tutti i circa 100 lavoratori di Cagnano, al cui fianco sono i sindacati. La lettera, firmata dal gruppo che ha rilevato la Sacci di Cagnano, fa riferimento alla necessità di ridurre il numero degli stabilimenti in Italia per fare fronte, detto in parole povere, alla crisi dell’edilizia che travolge tutto il comparto.

Nella lettera si parla di 5 stabilimenti in Italia coinvolti nei tagli. Oltre a Cagnano Amiterno, dove Caltagirone vuole mandare a casa 8 operai della miniera e 9 addetti al trasporto di materiale, ci sono anche Roma, Testi, Greve in Chianti, Tavernula Bergamasca: tutti a luglio sono stati inseriti nel gruppo Cementir di Caltagirone. «Gli imprenditori vogliono esternalizzare il servizio miniera-trasporto, togliendolo di fatto alla nuova società (e ai suoi operai) per affidarlo in concessione a terzi», tuona la segretaria della Fillea Cgil dell’Aquila, Cristina Santella. Un taglio che riguarderà 83 persone su un totale di 351 dipendenti dell’intero gruppo (190 gli operai, il resto sono dirigenti, quadri e impiegati). E così, torna lo sconcerto e lo sconforto fra lavoratori e nell’intero territorio. L’operazione di luglio avrebbe dovuto garantire il futuro al cementificio a rischio chiusura per il mancato rinnovo della concessione mineraria e sulla quale pesava un’impasse di sei anni per una mancata delibera regionale. Tra il 24 e il 25 luglio - e con l’impegno del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che a Roma incontrò gli imprenditori – i dirigenti regionali incaricati firmarono per rinnovare la concessione di marma da cemento e l’ampliamento della miniera, consentendo in questo modo che andasse in porto l’acquisizione del ramo d’azienda.

Il rinnovo della concessione era ritenuto condizione sine qua non da Caltagirone per portare a termine l’operazione avviata nel dicembre 2015. Il gruppo per contratto s’impegnava anche a mantenere fino al 2046 i posti di lavoro e l’attività mineraria dello stabilimento aquilano. Tutto rischia di essere ora vanificato da motivazioni che per la Cgil sono pretestuose: «Per Cementir Sacci ci sarebbero dipendenti “strutturalmente eccedenti”», spiega Santella, «e si giustifica con una “drastica contrazione della domanda di materiali da costruzione”». Ma come, Caltagirone non sapeva della crisi edile? La Cgil solleva dubbi sulle reali motivazioni del gruppo Cemetris-Sacci, la battaglia punterà proprio su quella prescrizione firmata a luglio in cui lo stesso Caltagirone blindava i livelli occupazionali.

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