Cam senza pace, Passerotti vuole chiarezza
Dimissioni del manager De Luca, spunta la nota del commissario prefettizio inviata alla dirigenza
AVEZZANO. Operato del Cam al vaglio del commissario prefettizio: Mauro Passerotti, messo in allerta dagli interrogativi posti dal consigliere di gestione dimissionario, Flavio De Luca, in ordine alle deleghe ai dirigenti e alla carenza di collegialità nell’organismo presieduto da Manuela Morgante, nonché a possibili profili di responsabilità dei soci della società di gestione del ciclo idrico integrato, ha chiesto lumi alla governance sull’eventuale «sussistenza di una condizione di irritualità in seno al consiglio di gestione riconducibile a carenza di collegialità; esigenza di adeguamento dello statuto e paventati profili di responsabilità degli azionisti per il mancato rispetto del termine di revisione; presunti profili di irregolarità nell’attribuzione di funzioni dirigenziali a interim in elusione delle condizioni e dei presupposti di legge in materia; ampiezza delle deleghe conferite ai dirigenti che confliggerebbe con i poteri e le prerogative degli organi di gestione e di sorveglianza del consorzio».
Il socio di maggioranza che il Comune di Avezzano, quindi, anche per evitare possibili rischi, vuole approfondire la questione, «ai fini di ogni valutazione d’interesse di questo Ente», chiosa Passerotti, «per l’esercizio di eventuali iniziative nell’ambito delle prerogative istituzionali attribuite dalle vigenti disposizioni di legge».
Insomma, il commissario prefettizio, che nelle scorse settimane ha istituito un ufficio specifico a palazzo di città per seguire passo passo l’operato delle società partecipate, passerà ai raggi X le questioni sollevate dal consigliere dimissionario De Luca. Il manager romano era stato accolto quasi come il salvatore della patria, ma a distanza di poche settimane dalla nomina era entrato in rotta di collisione con la dirigenza per l’attuale formula di governo del Cam. «È un modello legittimo», ha scritto De Luca nella lettera di annuncio delle dimissioni (subito accettate dal Consiglio di sorveglianza del Cam), «ma svuota il mio ruolo di significato e dello stesso consiglio di gestione. Occorrerebbe, viceversa cogliere l’occasione dell’omologazione del concordato per superare la presunta irritualità di alcune scelte, ricostituire la collegialità, anche sostanziale, dell’organismo, uscendo dall’emergenza e temporaneità». (m.s.)
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