Cambia via Sallustio: saranno demoliti e ricostruiti due edifici

22 Marzo 2020

Sono un ex studentato delle suore zelatrici del Sacro Cuore e la parte residenziale del convento della Beata Antonia

L’AQUILA. Cambierà volto la parte sinistra (a scendere) di via Sallustio (detto anche il Vicolaccio). La giunta comunale, su proposta dell’assessore all’Urbanistica Daniele Ferella, ha approvato due permessi a costruire in deroga (che dovranno passare in consiglio comunale per il definitivo via libera) che riguardano la demolizione e ricostruzione di due edifici di proprietà di due diversi istituti religiosi. Il primo edificio (lavori per circa 6 milioni di euro) è quello compreso tra via Sallustio, via degli Scardassieri e via Gaglioffi di proprietà delle Suore Zelatrici del Sacro Cuore “Ferrari” e che prima del sisma ospitava uno studentato. L’immobile fa parte dell'aggregato “Santa Caterina” dal nome della chiesa che si trova alle spalle dello studentato. L’edificio sacro è stato stralciato dall’aggregato privato e rientra nella ricostruzione pubblica (del progetto si sta occupando il ministero dei Beni culturali). Il secondo permesso a costruire in deroga si riferisce a “Lavori di demolizione e ricostruzione della Unità strutturale (Us 2) del fabbricato sito tra via Sallustio e via dell’Annunziata in Casaline”. È la parte residenziale del convento della Beata Antonia di proprietà delle suore Clarisse di Santa Chiara che da quasi venti anni sono a Paganica. Sono previsti lavori per meno di due milioni di euro. Anche in questo caso la parte monumentale – e cioè la chiesa e l’antico convento della Beata Antonia – è contemplata nella ricostruzione pubblica e il progetto è affidato al Provveditorato. I due edifici privati che si affacciano su via Sallustio saranno demoliti e ricostruiti dalle fondamenta e questo è possibile solo con la deroga al Prg, deroga che deve essere approvata dal consiglio comunale.
DEROGA AL PRG. Nelle due delibere si chiarisce infatti che “il Prg vigente prevede, nel tessuto storico del capoluogo “zona A”, a prevalente destinazione residenziale, due distinti ambiti: interventi di restauro e interventi di risanamento conservativo. Il primo volto alla conservazione integrale o al ripristino dei valori originari e il secondo volto alla conservazione o al ripristino degli elementi esterni nel loro insieme (pareti e coperture) e delle fondamentali caratteristiche tipologiche e strutturali, nonché delle tecnologie costruttive e dei materiali. Le due differenti modalità attuative sono riconducibili all’unica categoria del restauro e risanamento conservativo”. Il Comune però “coerentemente con quanto indicato dalla normativa statale e regionale, favorisce gli interventi finalizzati alla riqualificazione dell’abitato e a un più corretto inserimento dell’edificio nel contesto storico di appartenenza, anche tramite la deroga prevista dalla suddetta normativa, da disporre allo scopo di consentire la demolizione dell’immobile oggetto di proposta di intervento e la successiva ricostruzione di un edificio caratterizzato da coerenza con il contesto del centro storico”.
EDIFICI INCONGRUI. In sostanza i due edifici saranno demoliti (e ricostruiti) in quanto ritenuti “incongrui”, termine che si potrebbe tradurre con “brutti da vedere”. La norma definisce incongrui “gli edifici che, per epoca di costruzione, dimensioni, sagoma, caratteristiche architettoniche e costruttive non siano rappresentativi del contesto di riferimento e quindi presentino elementi di contrasto con i caratteri di rilevanza storica, morfologica, tipologica e percettiva del paesaggio urbano”. Ma chi decide quali sono gli immobili “incongrui”? Lo decide la Commissione pareri, croce e delizia dei progettisti impegnati nella ricostruzione dell’Aquila e frazioni. Gli interventi innovativi come previsto dall’articolo 8 del Dpcm del 4 febbraio 2012 potranno riguardare: modifiche, ai fini di un più corretto inserimento dell’edificio nel suo contesto, di sagoma e della configurazione architettonica esterna, riorganizzazione e riallineamento delle gronde e delle coperture senza aumento di volume; modifiche alla configurazione architettonica esterna conseguenti a variazioni della tecnica costruttiva; limitate traslazioni dei colmi, senza variazioni di quota, al fine di un loro riallineamento con le strutture portanti, qualora strettamente necessario per motivi statici; riorganizzazione della configurazione esterna finalizzata al superamento delle barriere architettoniche o determinata da interventi di adeguamento alle norme igieniche-sanitarie.
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