Camera di commercio Da Teramo sì alla fusione
Alleanza trasversale con Ance, Confindustria e Confcommercio L’Aquila L’assessore regionale Febbo: presto una riunione per formare il nuovo consiglio
L’AQUILA. Stavolta l'alleanza è trasversale e abbraccia il versante aquilano e quello teramano. Dopo mesi di polemiche sulla nascita della nuova Camera di commercio del Gran Sasso d'Italia, le associazioni di categoria rompono il fronte territoriale.
Un sì deciso alla fusione, contenuto in una lettera a firma di Confindustria Teramo e L'Aquila, Ance Teramo e L'Aquila, Confcommercio Teramo e L'Aquila e Confesercenti Abruzzo. Finora, si era sempre ragionato in termini di confini provinciali, con Teramo che frenava sulla fusione e gli aquilani propensi a procedere all'accorpamento. Il punto d'incontro si è raggiunto sulle due sedi del nuovo ente, «che avranno pari dignità».
Intanto, l'assessore regionale, Mauro Febbo, ha assicurato che convocherà, nei prossimi giorni, una riunione congiunta per chiudere il cerchio sulla formazione del nuovo consiglio. «Vogliamo fare chiarezza sull'aggregazione tra le Camere di commercio dell'Aquila e di Teramo», afferma Febbo, «il percorso di aggregazione della nuova Camera di commercio del Gran Sasso d'Italia è stato deliberato a novembre 2016, quando i rispettivi consigli camerali adottarono l’atto, frutto anche di un indirizzo di governo che, di lì a poco, avrebbe emanato un decreto che riduceva le Camere di commercio da 120 a 60. Proprio quel decreto stabiliva che la dimensione minima era pari a 75mila imprese iscritte e che la sede legale della nuova Camera di commercio fosse ubicata nei capoluoghi di regione».
«In virtù di tale decreto», aggiungono Confindustria, Ance, Confcommercio e Confesercenti, «e con l'obiettivo di mantenere, comunque, la sede teramana, si decide di procedere all'aggregazione. Riteniamo che il processo di fusione, ormai concluso, sia irreversibile», proseguono le associazioni di categoria, «ribadiamo che le due sedi rimarranno aperte e continueranno ad erogare servizi alle imprese, così come previsto dalla delibera di fusione. Riteniamo, infine, visto l'ampio dibattito aperto nelle ultime settimane, che sia necessario un bilanciamento tra le due sedi garantendo la provincia di Teramo con una sede di pari dignità rispetto a quella dell'Aquila. Iniziative alternative, tese a rinviare ogni decisione, non fanno altro che ritardare il processo ormai avviato, generando nelle rispettive città un sentimento di disorientamento e incomprensione. Elementi che creano solo divisioni tra i due territori, con riflessi negativi sui rapporti e sulle scelte future che la nuova governance dovrà mettere in campo». Un plauso alle associazioni di categoria che hanno fatto quadrato sulla fusione, arriva dal sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi.

