Camera di commercio, la fusione va avanti
Il consiglio camerale: nessun ripensamento dopo la sollevazione di Teramo. Nomine entro luglio
L’AQUILA. La Camera di commercio dell’Aquila va avanti per la sua strada. E conferma la volontà di procedere alla fusione con Teramo. Un percorso tecnico-istituzionale che, seppure lentissimo in quanto avviato a fine 2016 e non ancora concluso, gli aquilani vogliono chiudere al più presto. Non ci sarà nessun atto di giunta o di consiglio per tornare indietro, come sollecitato invece dal presidente della Camera di commercio di Teramo, Gloriano Lanciotti, che aveva chiesto al collega Lorenzo Santilli «un gesto di responsabilità», invitandolo a deliberare per fermare la fusione. Unione che, ormai è evidente, non è più gradita ai teramani. Dalla riunione di ieri del consiglio camerale è emersa la volontà di non arrestare il treno in corsa, nonostante le associazioni teramane spingano con forza per la sospensione del processo di accorpamento «in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sulla legittimità della legge di riforma del sistema camerale». La Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia, se diventerà operativa a quasi tre anni dalla nascita su carta, sarà comunque frutto di un percorso non pienamente condiviso, con tutti i problemi tecnico-organizzativi che ne deriveranno, anche in relazione alla nomina del nuovo presidente, alla composizione del consiglio e al personale, compresa la scelta del segretario generale. Il presidente dell’ente teramano, Lanciotti, ha messo sul piatto della bilancia, oltre alla questione della sede, la capacità del suo ente di attrarre investimenti, con oltre 2 milioni di finanziamenti erogati alle imprese in due anni. Un risultato che non collima con quello della Camera di commercio dell’Aquila, finita sotto i riflettori per una serie di polemiche sui bandi per le Luci di artista, sulla mancata organizzazione della Rassegna ovini e sul progetto Lab, avviato nel 2015, finalizzato a promuovere il territorio, e finito nel dimenticatoio. A fare da arbitro, in tutto questo, la Regione: l’assessore alle attività produttive, Mauro Febbo, ha incontrato i vertici della Camera aquilana e, in settimana, riceverà anche la governance teramana. «Ho consultato Unioncamere nazionale», dice Febbo, «i tempi sono stretti, ma credo che non ci sia altra possibilità che procedere con la fusione e la nascita della Camera di commercio del Gran Sasso d’Italia». Il nuovo consiglio unificato potrebbe essere nominato entro luglio.

