«Camere di commercio, fusione inevitabile»

2 Giugno 2019

Frattale (consigliere dell’ente): «L’unione tra L’Aquila e Teramo già esiste e non si torna indietro»

L’AQUILA. «È vero che il matrimonio si fa in due, ma se la sposa scappa dalla chiesa dopo lo scambio degli anelli, qualche perplessità è lecita». Lo afferma Gianni Frattale consigliere della Camera di Commercio e imprenditore. «Nella confusione generata sul caso della fusione delle camere di commercio dell’Aquila e Teramo», dice, «è bene ribadire i punti fermi. Primo tra tutti il documento deliberativo a favore della fusione firmato da entrambi i consigli camerali dei due capoluoghi in una seduta fissata in contemporanea. A Teramo, è bene ricordarlo, su 27 consiglieri sono stati solo 2 i contrari, all’Aquila il Consiglio si è espresso all’unanimità. L’altro punto fermo è una legge, la riforma Renzi che obbliga tutte le camere di commercio a tale percorso. Il ricorso al Tar, di cui qualcuno vuole attendere l’esito, non riguarda invece i casi, come il nostro, in cui la fusione è avvenuta in maniera volontaria secondo la legge 580 del 1993. Non basta dunque come pretesto per affrontare un divorzio. Perché di divorzio si tratterebbe nel caso di un ripensamento, visto che il matrimonio è già avvenuto. Intendo dire che nel caso si volesse annullare la fusione si dovrebbe procedere con un processo di separazione che passa per il ministero delle Attività produttive, a cui le Camere di Commercio dell’Aquila e Teramo hanno inoltrato, a suo tempo, richiesta di fusione e non al Comune di Teramo o alla Regione, che sono solo interlocutori intermedi. Ed è difficile credere che un ministro possa accogliere una così originale richiesta dopo un atto volontario. Fin qui il punto tecnico, verificabile dai documenti che sono di pubblico accesso». «L’altra legittima perplessità», conclude, «riguarda l’inspiegabile arroccarsi a difesa dell’orticello sotto il campanile, perdendo di vista il vero obiettivo delle camere di commercio che è quello di salire sul campanile per guardare oltre l’orto, per promuovere lo sviluppo dei territori e delle imprese in un panorama globalizzato sempre più concorrenziale e agguerrito, dove i piccoli sono destinati all’invisibilità. Chieti e Pescara lo hanno capito, e infatti hanno già unito le forze. Al prossimo Consiglio camerale dell’Aquila non risulta all’ordine del giorno alcun divorzio. La palla dunque è al di là del Gran Sasso. La montagna, si è sempre detto, che dovrebbe unire e non dividere i due capoluoghi per lo sviluppo dei territori».
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