Camere di commercio, si cambia

Di Vincenzo (Cresa): ora bisognerà decidere tra un unico ente regionale oppure due provinciali
L’AQUILA. Cambia lo scacchiere del sistema camerale in Abruzzo. Gli accorpamenti dettati dal decreto, approvato di recente dal Consiglio dei ministri, imporranno limature e spostamenti di pedine.
Con una priorità: stabilire se dovrà nascere una sola Camera di commercio regionale o due enti camerali, frutto della fusione tra Pescara e Chieti, già a buon punto, e L’Aquila e Teramo, con un percorso ad ostacoli, quest’ultimo, che sconta un ritardo evidente. Muterà anche l’assetto del Cresa e delle Agenzie speciali, che dovranno confluire in un’unica struttura.
Un’analisi tecnica dettagliatissima, quella fornita da Roberto Di Vincenzo, presidente del Cresa e della Camera di commercio di Chieti.
Presidente, la riforma del sistema camerale cosa sposterà sul piano regionale?
«In ballo ci sono due ipotesi: la nascita di due Camere di commercio in Abruzzo, con la fusione tra Pescara e Chieti e quella tra L’Aquila e Teramo, o di un solo ente regionale. La più probabile è la prima, considerando i numeri sul territorio, dati dalle iscrizioni al registro delle imprese. L’Aquila e Teramo, insieme, superano il tetto minimo di 75mila imprese. Con Chieti e Pescara siamo ben oltre. Ciò significa che in Abruzzo, in base ai dettami della riforma, potremmo avere due enti camerali».
Cambieranno anche ruoli e funzioni delle Camere di commercio?
«Le Camere diventeranno, ancora di più, attori dello sviluppo locale con azioni mirate a stimolare la competitività delle imprese e l’attrattività del territorio. Nelle intenzioni della Riforma c’è anche un maggior dialogo con gli enti locali, in particolare con la Regione, che potrà delegare competenze e progetti legati allo sviluppo territoriale. Si ridurrà, invece, l’attività camerale in altri Paesi, prerogativa dell’Istituto del commercio estero».
Per le Camere di commercio abruzzesi si prefigura un nuovo assetto. Come cambierà la geografia territoriale?
«Il decreto è di recente emanazione, pertanto non è possibile fornire un’indicazione precisa. Come Unioncamere ci siederemo al tavolo di discussione per sciogliere il nodo delle fusioni. C’è chi guarda con favore a una Camera di commercio unica regionale e chi caldeggia il doppio presidio, con l’accorpamento Chieti-Pescara e L’Aquila-Teramo. Ma entro un anno e mezzo il percorso di riorganizzazione dovrà essere concluso».
Le associazioni di categoria, in un documento, si dicono a favore della Camera unica regionale. Perchè?
«Una linea punta alla riduzione dei costi dei consigli di amministrazione, anche se il testo definitivo della riforma prevede la gratuità degli incarichi. Come presidenti delle quattro Camere di commercio abruzzesi valuteremo anche questa indicazione».
Un tema spinoso è quello del riordino di Cresa e aziende speciali, che mette a rischio 32 posti di lavoro. In che direzione sta lavorando rispetto a questo argomento Unioncamere?
«La salvaguardia dei livelli occupazionali è un obiettivo prioritario. In Abruzzo abbiamo una particolarità dettata dalla presenza del Centro esteri e del Centro interno, strutture camerali che non esistono in altre regioni. Con molta probabilità, si arriverà all’accorpamento, in un solo ente, di Cresa, Agenzia per lo sviluppo dell’Aquila e Chieti, Centro esteri e Centro interno».
E il personale?
«La situazione è complessa. Nell’ambito del sistema camerale è previsto il ricorso alla mobilità, ma non sappiamo se potrà essere applicato anche al Cresa e alle Agenzie per lo sviluppo. Si dovrà lavorare sull’aumento delle entrate stipulando convenzioni con la Regione e gli enti locali».
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