«Campagna denigratoria senza basi scientifiche»

Il professor Visconti si scaglia contro la levata di scudi degli ambientalisti: «Si tratta di attacchi fatti da gente che contesta l’evoluzione e la scienza»
L’AQUILA. «Un attacco al “cuore” dei Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso».
Così il professor Guido Visconti, fisico e ricercatore, ex direttore del Centro internazionale di meteorologia dell'Università dell'Aquila, definisce la levata di scudi degli ambientalisti contro l'utilizzo di materiale radioattivo – il cerio 144 – destinato all'Infn per l'esperimento Sox. Una sorgente radioattiva della potenza stimata fra i 100 e i 150mila curie.
Professor Visconti, l'allarme lanciato dalle associazioni ambientaliste deve preoccupare?
«Siamo di fronte a gruppi e comitati spontanei non qualificati, che parlano di tutto senza basi scientifiche. È in atto una campagna denigratoria mirata a far chiudere i Laboratori di fisica del Gran Sasso: un centro di ricerca la cui valenza internazionale non è in discussione. Gente che ce l'ha con la scienza, con l'evoluzione e il progresso»
Chi dovrebbe controllare allora ?
« L'Arta, che invece è latitante e lascia il campo ad una serie di ipotesi non validate scientificamente. La questione è semplice: i Laboratori e gli altri centri di ricerca presenti sul territorio sono organi competenti e come tali adottano tutte le misure di sicurezza previste dalle leggi vigenti. Rispetto all'acquisto del materiale radioattivo, l'Infn è in possesso delle necessarie autorizzazioni, pertanto non si comprende su quali basi poggino i rilievi delle associazioni».
In altre parole, il rischio è pari a zero?
«No, ovvio. Si tratta effettivamente di materiale altamente radioattivo, la cui esposizione diretta potrebbe essere pericolosa, ma l'utilizzo dello stesso è soggetto a norme rigorose di sicurezza e salvaguardia dell'ambiente, che non creano rischio. Considerate le precauzioni e le misure adottate dai Laboratori di fisica, nonché le metodologie di sperimentazione, il rischio è lo stesso che ha un pedone di essere travolto da un'automobile mentre attraversa la strada. Sono il rispetto delle normative vigenti e le precauzioni che fanno la differenza sul piano delle valutazioni».
Lei ha parlato di campagna denigratoria degli ambientalisti. Perché?
«La mia impressione, da ricercatore e fisico esperto in materia, è che si vogliano svilire il ruolo e l'enorme valenza dei Laboratori. Non vorrei che dietro queste pseudo-denunce pubbliche si nasconda la volontà di minarne la stabilità. Sulla base di questi allarmismi dovremmo chiudere anche il traforo del Gran Sasso, in quanto può bastare l'incendio di un autobus o una macchina, come già successo in passato, o un atto terroristico, per causare un disastro di proporzioni enormi. Secondo un grande fisico e matematico inglese, Freeman Dyson, il movimento ambientalista rappresenta la nuova religione secolare».
A chi si deve lasciare la valutazione se fare o meno un esperimento?
«Né ai politici, né ai gruppi e ai comitati spontanei. Solo ai ricercatori e agli scienziati che sono profondi conoscitori della materia. È evidente che sono state fatte a monte le opportune valutazioni sulle prove di trasporto del materiale radioattivo, simili a quelle che nel 2018 dovrebbe trasportare la sorgente radioattiva prodotta dal combustibile del reattore nucleare russo di Mayak, che attualmente risulta in disuso. Nulla viene lasciato al caso quando si tratta di cose di questa importanza. Tanto più se si tratta dell'utilizzo di un elevato quantitativo di cerio –144. E in questo il direttore dei Laboratori di fisica nucleare, Stefano Ragazzi, è stato molto chiaro, fornendo tutte le spiegazioni necessarie sulle misure di sicurezza che verranno applicate se si procederà con l'esperimento».
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