Campo 78, primi fondi per il recupero dell’area

11 Dicembre 2016

Via al progetto per la sistemazione e valorizzazione dell’ex prigione militare Prevista la collaborazione con l’Ance che interverrà con 30mila euro

SULMONA. Prende forma il progetto di valorizzazione del Campo 78 e dell’area limitrofa, lanciato da “Una fondazione per il Morrone”. Il sodalizio, infatti, sarà tra i firmatari del protocollo d’intesa che prevede l’avvio dei lavori su uno o più corpi di fabbrica dell’ex base logistica. Si tratta di un intervento di carattere privato, che ammonta a 30mila euro, prospettato dal sodalizio insieme all’associazione aquilana dei costruttori (Ance). In un’ottica di sviluppo e valorizzazione dell’area, è stata approvata dalla giunta comunale la bozza di protocollo d’intesa finalizzata a promuovere l’intervento di iniziativa privata. «È volontà sia dell’amministrazione comunale che delle varie associazioni e imprenditori coinvolti», spiega l’assessore al Patrimonio Alessandra Vella, «recuperare quest’importante realtà storica e dare alla stessa una nuova vita tramite una progettazione partecipata affinché il campo di prigionia diventi una realtà visitabile come testimonianza storica delle due guerre mondiali subite dalle popolazioni coinvolte».

Il protocollo d’intesa sarà sottoscritto, oltre che dal Comune di Sulmona, dal ministero della Difesa, dall’Agenzia del Demanio, dal ministero per le Attività culturali e del Turismo, dall’associazione “Una Fondazione per il Morrone” e dall’Ance dell’Aquila, che finanzierà l’intervento con 30mila euro. Il Campo, costruito per i prigionieri della Prima guerra mondiale, ospitò quelli di nazionalità austro-ungarica, impiegati in operazioni di rimboschimento, lavori agricoli e artigianali. Durante la Seconda guerra mondiale al Campo fu assegnato il numero 78 e divenne luogo di detenzione degli alleati anglo-americani, catturati nella campagna d’Africa. In quegli anni nella struttura c’erano oltre tremila rifugiati. Fino a qualche anno fa la struttura era utilizzata dall’Esercito come base militare di addestramento. Le capanne sono state parzialmente ricostruite, mentre restano solo baracche sulla fila sinistra. Una parte del tetto è rimasta com’era. L’intonaco interno non è stato toccato, specialmente nei punti dove i prigionieri raffiguravano disegni, scritte e graffiti nelle interminabili giornate di detenzione. In alcuni casi sono ancora leggibili il nome e lo stemma del battaglione di appartenenza dei soldati o i turni di pulizia degli ambienti.

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