Campotosto e la chiesetta realizzata con l’8 per mille

L’AQUILA. Colpito per tre volte dal terremoto, dal 2009 al 2016, a Campotosto, l’80% degli edifici è inagibile. Su 487 residenti, poco più di cento sono gli abitanti attualmente presenti su tutto il...
L’AQUILA. Colpito per tre volte dal terremoto, dal 2009 al 2016, a Campotosto, l’80% degli edifici è inagibile. Su 487 residenti, poco più di cento sono gli abitanti attualmente presenti su tutto il territorio comunale, prima erano 150 solo nel centro storico.
«Ogni mattina, quando passo in mezzo al paese e vedo queste macerie, mi assale una tristezza che fa male al cuore», racconta Giuseppina, proprietaria di un bar, che ha vissuto i tre terremoti. «A volte chiudo la sera con un incasso di soli 25 euro che, però, ci permettono di tirare avanti».
A seguito del sisma il paese, un tempo uno dei più bei borghi dell’Aquilano, si è spopolato e chi ha deciso di rimanere vive ancora in moduli abitativi provvisori, solo qualcuno risiede ancora nella propria casa.
«Pensavo che non sarei mai riuscita ad abituarmi a tutto questo», racconta Nadia. «Quando è arrivato il terremoto ero arrabbiatissima. Ci ha distrutto. Mi sono abituata al terremoto, alle macerie, alle demolizioni. Vedere, però, che è tutto fermo fa doppiamente male. Perché non interessa più a nessuno, ci hanno abbandonato così».
Le storie di Giuseppina e Nadia sono al centro di un nuovo filmato della serie “Firmato da te”, un progetto televisivo di TV2000 che racconta, attraverso la voce dei protagonisti, cosa si fa concretamente con l’8xmille destinato alla Chiesa cattolica e segue le ricadute di un piccolo gesto nel vissuto di persone e luoghi. Un racconto in prima persona, senza filtri, con un montaggio serrato e cinematografico, che coinvolge lo spettatore nelle pieghe delle tante esperienze sostenute dalla carità cristiana.
Come a Campotosto dove, mentre la ricostruzione è ferma, un segno concreto è arrivato dalla Chiesa cattolica. Grazie ai fondi dell’8xmille è stato possibile realizzare una nuova chiesa in legno che ha sostituito un container dove è stata celebrata la messa per tre anni dopo il terremoto.
«Con l’aiuto della Caritas e, in particolare, dell’8xmille», spiega don Dante Di Nardo, direttore della Caritas, «è stata costruita una piccola chiesa, ma più che chiesa si tratta di un centro di comunità in quanto è adatto anche per tutte le iniziative che si possono svolgere all’interno di una parrocchia come gli incontri di catechesi, di formazione, di Caritas. Anche se i parrocchiani rimasti sono pochi, le persone hanno comunque bisogno di incontrarsi, di vedersi e di avere un luogo amico e familiare, che possa essere per loro occasione di relazioni belle e fonte di socializzazione».
Entrando nel vissuto delle persone si scoprono i mille intrecci che la comunità ecclesiale è in grado di creare, donando possibilità e speranza, intervenendo con discrezione e rispetto, operando con creatività nel presente dell’Italia che arranca.
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