Cantieri lenti, la partita infinita dei commissari tra Comune e Tar

L’AQUILA. Quella dei commissariamenti degli aggregati, la cui ricostruzione è bloccata da anni, rischia di trasformarsi in una partita di ping pong tra Comune e Tar. Un aggregato in via XX Settembre...
L’AQUILA. Quella dei commissariamenti degli aggregati, la cui ricostruzione è bloccata da anni, rischia di trasformarsi in una partita di ping pong tra Comune e Tar. Un aggregato in via XX Settembre – su cui gli uffici comunali stanno da tempo ponendo l’attenzione cercando di far insediare il commissario scelto per sorteggio da quasi un anno – è di nuovo finito davanti al Tar. Il presidente del Consorzio (per il Comune l’ex presidente) ha infatti presentato un altro ricorso – come si apprende da una delibera di giunta – per chiedere l’annullamento di una determina del dirigente del settore Ricostruzione privata dell’ottobre scorso dove si leggeva che il commissario “è tenuto, senza necessità di alcun ulteriore mandato o delega, a procedere per tutto quanto di sua competenza. L’amministratore condominiale a questo punto non dispone più di alcun titolo di rappresentanza in relazione alla pratica in oggetto. Ove egli, o altra persona diversa dal Commissario nominato, dovesse presentarsi a pubbliche amministrazioni o a privati affermando di svolgere funzioni di rappresentanza del condominio relativamente all’intervento di ricostruzione post-sismica, potrebbe incorrere, quantomeno, nel reato di sostituzione di persona”. La determina concludeva informando, però, che “l’altra parte” nel caso poteva fare ricorso al Tar. Di ricorso in ricorso (tenendo conto pure dei tempi di un eventuale appello al Consiglio di Stato) si potrebbe andare avanti all’infinito giocando sui soldi pubblici e sorvolando sul fatto che qualcuno, in quell’aggregato, vorrebbe tornarci a vivere. Ma questo è il lato oscuro e sotterraneo di una ricostruzione dai mille volti e non tutti trasparenti come spesso si tende a credere.
LA STORIA
La storia dell’aggregato di via XX Settembre, a leggere le carte del Comune, appare più che intrecciata. Eccone alcuni passaggi: il presidente del Consorzio fa domanda di contributo nel 2012, lo ottiene (oltre 2,5 milioni) nel 2014, ma da allora non accade nulla. Il Comune, non molto tempo fa, commissaria il Consorzio, ma il presidente fa ricorso al Tar che di fatto blocca il commissariamento. I soci si riuniscono per cercare di sbloccare la situazione, ma tutto si incaglia di nuovo. Il Comune mette nero su bianco quelle che chiama “illegittimità” nella gestione della vicenda da parte del Consorzio e a ottobre reitera la diffida, atto preliminare al commissariamento. Ma il nuovo ricorso al Tar ferma di nuovo tutto.

