Cantieri lenti, scatta il pugno duro: pronti i commissari

Dopo l’elenco del Comune dell’Aquila stessa linea per i paesi Spunta un elenco di 280 pratiche ferme per 300 milioni
FOSSA. Da oggi in poi non saranno più tollerati dilazioni nella costituzione degli aggregati e tantomeno ritardi – da parte dei rappresentanti di aggregati già costituiti – nella presentazione delle integrazioni richieste dagli uffici speciali per la ricostruzione. Nel caso di eccessive perdite di tempo ci penseranno i commissari a fare il lavoro che altri non hanno fatto o non vogliono fare.
COSA CAMBIA. Il Comune dell’Aquila qualche settimana fa ha pubblicato un elenco di 500 aspiranti commissari pronti entrare al più presto in azione (saranno nominati per sorteggio). Ma anche nei Comuni del cratere sismico (che fanno capo all’ufficio speciale che ha sede a Fossa) ci si comincia a muovere. Poco tempo fa il dirigente dell’ufficio ha inviato ai Comuni (competenti per i commissariamenti) un elenco di ben 280 pratiche (per un valore complessivo di circa 300 milioni) i cui responsabili da sei mesi non rispondevano alla richiesta di integrazioni.
CANTIERI BLOCCATI. Ci sono, sempre nei comuni del cratere sismico, centinaia di aggregati che attendono ancora di essere costituiti. Se l’impasse non trova una via di uscita, tutte le previsioni sulla fine della ricostruzione (si parla, per i comuni del cratere sismico, del 2023-2024) sono destinate a rivelarsi poco credibili a dimostrazione del fatto che i ritardi non hanno mai un solo padre e spesso gli stessi proprietari, per motivazioni diverse, non fanno altro che mettere i bastoni fra le ruote.
L’ORDINANZA. Nei giorni scorsi il Tribunale amministrativo regionale, con un’ordinanza, ha lanciato un messaggio chiaro (che potrebbe fare giurisprudenza) a chi pone ostacoli alla ricostruzione. Infatti ha bocciato il ricorso dei proprietari di un aggregato edilizio di un Comune non distante dall’Aquila che era stato commissariato con un decreto del sindaco. I soci hanno chiesto al Tribunale amministrativo la revoca del commissariamento “nonché di tutti gli atti prodromici, preordinati, consequenziali o comunque connessi al richiamato decreto, con espressa istanza di risarcimento del danno”. Il Tar ha negato la richiesta di sospensiva motivando in questo modo: “Considerato che, ad una sommaria delibazione propria della fase, la domanda cautelare non appare suscettibile di favorevole apprezzamento; rilevato che successivamente all’invio della diffida il Consorzio non ha presentato le integrazioni richieste dallo sportello Usrc, così dando luogo all’inerzia rilevata nel provvedimento impugnato; alla luce del contenzioso in essere tra diversi consorziati, compreso il presidente, che ha determinato una oggettiva situazione di stallo, il commissariamento del Consorzio non appare un fuor d’opera”. Il Tar, in sostanza, certifica forse per la prima volta quello che è a tutti noto: l’eccessiva litigiosità dei soci degli aggregati le cui riunioni spesso assomigliano a quella del condominio di Ugo Fantozzi raccontata in uno dei film con protagonista Paolo Villaggio. Ci sono poi quelli che– paradossalmente – sperano nel commissariamento perché pensano che il commissario abbia il potere di scavalcare norme e regole (la questione più divisiva è quella dell’individuazione delle proprietà all’interno dell’aggregato). Ma, fanno notare dall’ufficio speciale di Fossa, chi pensa questo sbaglia di grosso. Il commissario si sostituisce ai soci, ma non può derogare su nulla.
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