Capezzali in scena con l’abito di Mickey Rourke

Lunedì monologo su Celestino. L’attore e regista vestirà l’abito di scena di “Francesco” della Cavani
L’AQUILA. In una stanza del castello di Fumone un Celestino anziano e ormai prossimo alla morte ripercorre in una specie di sogno i passaggi salienti della sua incredibile vita, dall'infanzia in povertà al Papato, fino alla successiva uscita di scena. Ecco che la parabola di Pietro del Morrone rivive in una prospettiva inedita e affascinante, ricca di spunti di riflessione.
Si gioca su queste premesse il monologo teatrale “L’uomo di paglia” interpretato e diretto da Ugo Capezzali su testo di Roberto Capezzali con musica composta ed eseguita dal vivo da Piercesare Stagni.
L’appuntamento è lunedì (alle 18) all’Auditorium del Parco del Castello. La parabola di Pietro del Morrone, dalle origini umili fino all’elezione a pontefice con il nome di Celestino V e alla successiva abdicazione, viene ripercorsa da un punto di vista inusuale. La vita, i dubbi, i ricordi, l’eredità di questa figura fondamentale per la Chiesa e per la città dell’Aquila sono sussurrati allo spettatore dalla stessa voce del protagonista. Il racconto è inframmezzato dalla narrazione delle vicende dell’epoca affidate a forme di linguaggio attualizzate ai giorni nostri, secondo una chiave di lettura originale che unisce lirismo, provocazione e rigorosa contestualizzazione storica.
La storia è accompagnata da un evocativo tappeto musicale elettronico intessuto dal vivo. Le scene sono intervallate da altrettanti intermezzi proposti in chiave moderna e crossmediale (moderno tg, audio, comizi). Si parte con una rievocazione di un ricordo di infanzia, per arrivare alle prime esperienze nell’ordine benedettino, quindi il viaggio a Lione, prima dell’incoronazione e della successiva rinuncia.
«I ricordi del vecchio eremita si caricano di significati simbolici», si legge nelle note di regia, «e sono pervasi dalla sensazione di un continuo scontro di forze di cui Celestino a tratti finisce per essere lo strumento».
Le vicende della sua esistenza, analizzata, interpretata e giudicata nel corso dei secoli da storici e scrittori – “fonti autorevoli”, assicura il regista – qui vengono quasi sussurrate dalla sua stessa voce, mettendo in luce aspetti poco conosciuti, talvolta anche non convenzionali, facendo emergere come in controluce un lato intimo e profondamente umano di un personaggio che, quasi in punta di piedi, ha lasciato solchi profondi nella storia della Chiesa e della città dell’Aquila. La narrazione in prima persona è intervallata da inserti di rigorosa contestualizzazione storica che, attraverso una presentazione sempre diversa e ogni volta particolare, coinvolgono lo spettatore nelle vicende come se si trattasse di fatti di cronaca. Una maniera nuova di raccontare una storia antica, in grado di avvincere gli spettatori dei nostri giorni come la trama di un film. Una curiosità: il costume di scena è stato utilizzato da Mickey Rourke nelle riprese di Francesco (1989).(fab.i.)
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