Capitale della cultura 2026, la sfida dell’Aquila: «Gli eventi ora sono anche un affare»

Stasera, a “31 minuti” su Rete8, l’intervista al sindaco Pierluigi Biondi (FdI): «Le prenotazioni sono già in aumento». Attesa per la cerimonia di apertura del 17 gennaio con il presidente Mattarella
L’AQUILA. «Un segno della forza dell’Aquila che sa reinventarsi, riscoprirsi e rigenerarsi». Sono i giorni dell’attesa all’Aquila ed è così soprattutto per il sindaco Pierluigi Biondi di Fratelli d’Italia, uno degli uomini del cerchio magico del premier Giorgia Meloni. Il 17 gennaio sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad aprire l’anno da Capitale italiana della cultura 2026. Si chiama “L’Aquila Capitale” la prima puntata dell’anno di “31 minuti”, il settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30. Per un anno i riflettori della cultura saranno puntati sul capoluogo d’Abruzzo e non soltanto sull’Aquila ma anche sui paesi del circondario e tutto l’Abruzzo in generale. Ma il titolo di Capitale della Cultura non significa soltanto uno slancio per convegni, mostre, concerti e spettacoli: significa anche alimentare un indotto economico tanto che all’Aquila, in una manciata di mesi, arriveranno almeno 8 milioni di euro per un settore che, da anni, deve fare i conti con i tagli. E ora la scommessa è trasformare la cultura in un’industria. Ecco l’intervista a Biondi.
Sindaco, quando ha pensato di candidare L’Aquila a Capitale italiana della Cultura, ci pensava che quel titolo, poi, sarebbe arrivato per davvero?
«L’abbiamo pensato la prima volta dopo la stipula della Carta dell’Aquila: questo documento strategico individuava proprio nella cultura uno degli assi di rigenerazione dell’Aquila. Così abbiamo provato la prima volta quando ha vinto Procida. Poi, ci abbiamo riprovato con un gesto di coraggio perché una sconfitta ci può stare ma due di seguito un po’ meno: il 14 marzo dello scorso anno è stata una grande emozione quando l’allora ministro Gennaro Sangiuliano ha detto il nome dell’Aquila».
Sotto il segno dell’economia, cosa porterà all’Aquila il titolo di Capitale della Cultura?
«Subito dopo la proclamazione c’è stato già un incremento delle richieste di prenotazione negli alberghi cittadini. Ci attendiamo moltissime persone, in linea con gli altri esempi: ci sono stati incrementi a Parma, Bergamo, Brescia, Pesaro che sono oscillate su un più 40%. Noi siamo già in grande crescita di presenze nella città dell’Aquila e ci aspettiamo che le persone che verranno per la Capitale italiano della Cultura possano raccontare una città nuova, bella, diversa, rinata e quindi alimentare l’economia legata alla cultura e al turismo».
La cultura genera anche un indotto economico: quanto è importante la cultura per L’Aquila?
«L’Aquila è una città tradizionalmente legata al settore della cultura, una città che è sempre stata molto fertile da questo punto di vista. Ci aspettiamo che attraverso la Capitale italiana della Cultura non ci sia solamente l’aspetto degli eventi che richiamano pubblico ma che si possa generare o consolidare il mondo delle imprese culturali e creative perché la cultura deve essere fatta in maniera professionale: la cultura può dare occupazione, risorse, economia e per questo abbiamo finanziato un asset strategico proprio su questo tema».
E cosa prevede questo asset strategico?
«Prevede il coinvolgimento dei giovani, l’accompagnamento verso un certo tipo di approccio, cioè la capacità di utilizzare la cultura non più come si pensava un tempo, episodica o artigianale o dilettantistica, ma farla diventare un vero e proprio lavoro».
Sindaco, cosa le ha detto Giorgia Meloni della conquista di questo titolo?
«Giorgia Meloni è sempre molto attenta ai destini dell’Aquila, lo ha dimostrato con la sua presenza in occasione del giuramento dei vigili del fuoco. È molto contenta di quello che sta accadendo, d’altra parte è il suo collegio elettorale. Lei, più che parlare, fa molti fatti per noi e, ogni volta che abbiamo avuto bisogno, l’abbiamo trovata sempre lì, pronta, disponibile, concentrata, attenta e in grado di dare risposte».
Ma il titolo dell’Aquila Capitale italiana della cultura è soltanto dell’Aquila oppure è patrimonio di tutto l’Abruzzo?
«È un patrimonio di tutto l’Abruzzo e anche di tutto l’Appennino e delle aree interne. Non è un caso che quando ci siamo candidati, sia la prima volta che dopo, per prima cosa mi sono confrontato con i sindaci delle altre città abruzzesi e degli altri capoluoghi per chiedere se non ci fossero volontà di candidature perché io ritenevo che la candidatura dovesse essere unica in Abruzzo. L’Abruzzo è un unico mosaico di caratteristiche, bellezze, vocazioni: dobbiamo smetterla di ragionare sul plurale Abruzzi. Per esempio, il destino di Pescara, Teramo e Chieti non può avere strade diverse ma deve essere complementare. Poi, d’altra parte non si può pensare di spacchettare il pantheon abruzzese e magari escludere d’Annunzio e Flaiano rispetto a Sallustio, Silone, Benedetto Croce, Spaventa e tanti altri».
Se dovesse girare uno spot di 15 secondi per invitare il pubblico all’Aquila cosa direbbe?
«Noi abbiamo usato la saetta come claim: la saetta ti colpisce, fa un lampo, fa il boato e L’Aquila è esattamente così».
Tra i contenuti della puntata, a raccontare l’aspetto economico della cultura ci sono anche il coordinatore del progetto vincitore, Pier Luigi Sacco e l’economista Giuseppe Mauro; a parlare dell’aspetto artistico, il maestro Leonardo De Amicis; un servizio di Daniela Rosone è dedicato alle attese e alle speranze degli aquilani.
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